Tanto, ma *quanto*?

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Teoricamente è tutto molto limpido, peccato che mettere in pratica poi è tutta un’altra faccenda. Se ad ogni nostra sensazione ci fossero dei pulsanti ‘on/off’ sarebbe estremamente più semplice gestire certe dinamiche che scattano in automatico, in genere per auto-difesa.

Mi ritrovo di nuovo in una situazione in cui ho due scelte: prendere una decisione un po’ dolorosa adesso -su mia iniziativa- e rinunciare per un lasso indefinito (breve o lungo che sia) ad una cosa che comunque desidero, oppure lasciare che il tempo passi e che sia un altro fattore a decidere quando le cose dovranno modificarsi, e a quel punto semplicemente subirne le conseguenze.
La volta precedente ho optato per la seconda soluzione, ma ora proprio non so. È che i cambiamenti senza gradualità proprio non riesco a farmeli piacere, li vivo sempre malissimo, come un torto.
L’altro giorno guardavo Desperate Housewives e una delle protagoniste ha detto una frase che mi è risuonata dentro (potere mediatico!): non è che non voglio che gli altri siano felici, è solo che vorrei esserlo anch’io!

Desperate Housewives

Lo so che la vita non si può ridurre ad una gara meschina del tipo ora tocca a me, ho diritto ad ottenere la mia parte prima io, mettiti in coda!, però è difficile non provare un pizzico (facciamo pure due, va) d’invidia e successivamente sentirsi in colpa per non riuscire ad essere contenti al 100% se una persona a cui si tiene riesce ad avere quel qualcosa che desideriamo moltissimo anche noi. Scattano una miriade di arzigogolati e malatissimi meccanismi per cui si arriva a pensare che non ci meritiamo qualcosa di buono, che ci sta bene se è andata così e via dicendo, rischiando tra l’altro di rovinare il rapporto con la persona in questione. Un autentico disastro. E questo solo perché ci sono delle lacune emotive nella nostra vita che non smettono mai di urlare le loro sacrosante necessità.
Come se ne esce? Probabilmente non ascoltando questa canzone di Nelly Furtado che dice “flames to dust, lovers to friends, why do all good things come to an end?”.

7 commenti

  1. Non voglio passare per presuntuosa ma forse ho capito tutto! Cosa c’è di male x1volta a dire:mondo,vengo prima io di tutto? E’1reato voler essere sereni? Credo di no piccina,ma il destino come dico sempre è dispettoso,x scombussolare la vita non ci mette niente,x dare1spinta affinkè essa migliori ci mette1eternità,ma noi non abbiamo così tanto tempo!1bacino 🙂

    • Ehehe, lo so che sei un genio e hai capito tutto! Ma chi sono quelli di C.S.I. in confronto a te? Pivelli!

  2. mi ritrovo molto nelle tue parole, sono ragionamenti che mi faccio spesso anche io e come amara conclusione mi dico che “il destino è veramente crudele”
    Quella cosa dell’ on/off sarebbe moooolto utile.

  3. L’egoismo ogni tanto è utile, la morale è per sua natura impalpabile e duttile. Non che sia necessario calpestare gli altri, ma pensare un po a noi stessi non fa mai male ^_^

    Comunque quello switch on/off serve pure a me. Ha anche il distorsore? 😛

    *capitato qui dal blog di Fanhir 😀

    • Parole sante, concordo. Intanto proviamo con la versione base dello switch, anche se la variante del distorsore non è niente male!

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Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e videogiochi, di piante e mercatini, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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