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Attici al penultimo piano e dove trovarli: le mie disavventure immobiliari

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Già nel febbraio di due anni fa era arrivata la fase “cambiamo casa”: sarà che dopo il periodo delle feste natalizie e prima che arrivino i mercatini primaverili ci sono quei due mesi di limbo in cui sento che è il momento giusto per traslocare. In realtà io leggo sempre e comunque gli annunci immobiliari, tipo passatempo, e lo faccio volentieri anche quando sono amici e conoscenti alle prese con la ricerca, proprio perché tanti trovano stressante dover leggere e paragonare e valutare, mentre io lo trovo spassoso, specie al giorno d’oggi dove -rispetto ad una decina d’anni fa- i siti delle agenzie offrono foto e video in abbondanza oltre a veri e propri tour virtuali degli appartamenti in vendita.

Il motivo che ci spinge al cambiamento è presto detto: meno metri quadri, meno spese.
Sarebbe facile se non ci fossero caratteristiche necessarie su cui proprio non esiste al mondo che si possa scendere a compromessi.

Nel 2007 ho traslocato la prima volta, tre anni e mezzo dopo la seconda (tutto documentato qui sul blog, se interessa). Quando nel 2016 ci hanno installato le valvole termostatiche promettendo indicibili vantaggi e risparmi, lo shock l’anno dopo nel vedere che invece le spese erano raddoppiate (pure per l’acqua calda!) è stato sconvolgente. Nella stagione successiva abbiamo dovuto prestare molta più attenzione ai termosifoni, tenendoli accesi solo lo stretto necessario per evitare il salasso, e patendo il freddo.
Quindi basterebbe trovare un appartamento col riscaldamento autonomo e fatto l’affare, così non avremmo maggiorazioni assurde decise con criteri altrettanto assurdi (solo per il fatto di abitare all’ultimo piano) che saranno anche obbligatorie per legge, ma io le definisco semplicemente una truffa legalizzata.
Fin qui sembra tutto piuttosto semplice, no? E invece… .

Di appartamenti ne ho visitati davvero tanti, alcuni mi sono rimasti nel cuore, altri me li ricordo ancora da tanto mi han fatto ridere con le loro stramberie.
Nonostante legga centinaia di annunci, la scrematura è severissima: prendo in considerazione solo gli ultimi piani (per evitare di avere vicini fastidiosi ANCHE di sopra) con vista aperta (possibilmente mare) in zone specifiche della città, luminosi (no mansarde con soffitti bassi e feritoie al posto delle finestre), no bagni ciechi, almeno un balcone o un terrazzo, minimo 70mq, due camere da letto, ovviamente che rientrino nel budget prefissato e che non necessitino di ristrutturazioni importanti. Onestamente, mi sembrano richieste piuttosto condivisibili e standard, niente di trascendentale. Eppure, non è affatto facile trovarne di appartamenti così.

In un anno ne ho visti soltanto quattro, di cui uno era già in trattativa e non sono quindi neanche potuta andare a visitarlo di persona perché l’hanno venduto subito. Mi sono un po’ scoraggiata quando me l’hanno detto, perché era il primo veramente appetibile che trovavo in dodici mesi di ricerche quotidiane. Non manca certo il mercato qui a Trieste, ma ci sono degli appartamenti che -giuro- mi domando seriamente come abbiano l’abitabilità: sono delle grotte, degli antri, dei loculi angusti dove non passerei volentieri nemmeno un minuto, figuriamoci andarci a vivere.
Quando ho pensato di aver perso la grande occasione e che mi aspettavano chissà quanti altri mesi di vane ricerche, è capitata una cosa davvero inusuale ed inaspettata: nel giro di pochi giorni sono comparsi tre annunci di appartamenti addirittura *carini*, che dalle foto pubblicate mi facevano proprio venire voglia di approfondire e sperare. Ho chiamato subito le varie agenzie di riferimento e fissato gli appuntamenti per le visite.

Il primo annuncio riguardava un ultimo piano di 70mq vista mare interamente ristrutturato (tutto scritto maiuscolo) e addirittura nella mia zona preferita in assoluto: pareva proprio avere tutti i requisiti.
Arriviamo con cinque minuti di anticipo per scoprire che la signora con l’appuntamento precedente al nostro è ancora in attesa: scopriamo poco dopo grazie a lei che decide di telefonare alla sede dell’agenzia che l’agente non ha con sé il cellulare (comeee???!!!) e quindi non è rintracciabile. Aspettiamo in strada, al freddo, tanto che arriva la coppia con l’appuntamento successivo al nostro. Chiamo anch’io l’agenzia per sapere se nel frattempo avevano avuto notizie dal genio che va in giro a mostrar case senza telefonino e mi rispondono seccati che non sanno nulla.
Con mezz’ora di ritardo scendono DUE agenti immobiliari che nemmeno chiedono scusa, anzi, lui si giustifica con una dose di arroganza davvero fastidiosa dicendo che non è mica una tragedia dimenticarsi lo smartphone a casa (ok, ma sei un agente immobiliare cacchio, non puoi non essere raggiungibile, dai!), lei tace e io mi domando perché diamine uno dei due non sia sceso ad avvisare del ritardo lasciando tutti in sospeso.
Ci propongono, se non abbiamo niente in contrario, di accorpare le prime due visite per recuperare tempo e quindi saliamo con l’ascensore insieme alla prima signora. Vedo che l’agente schiaccia il penultimo pulsante e la domanda mi sorge spontanea: perché preme 5 e non 6 se è ultimo piano? Risposta: eh sì, è che non è proprio ultimo. Scusi?! Un appartamento non può stare a mezza via: o è ultimo o non lo è. Inizio ad infastidirmi, anche perché patire il freddo a causa della maleducazione altrui mi toglie il buon umore, ma mi impongo di stare calma perché tanto ormai son lì, vediamolo ‘sto “quasi” ultimo piano.

Ricordate l’annuncio? Beh, in definitiva NON era ultimo piano, NON era interamente ristrutturato e NON era di 70mq, ma neanche con un imponente sforzo di immaginazione.
Avevano scritto ultimo piano perché sopra c’era solo un appartamentino piccolino e quindi si confinava principalmente con il terrazzo dell’attico: secondo loro in pratica se l’appartamento soprastante è di dimensioni inferiori puoi spacciare comunque il tuo per ultimo piano… son punti di vista!
In una camera da letto c’era un’infiltrazione tale dal soffitto che cadevano pezzi di muro fradici e il salotto consisteva in una pedana rialzata molto artigianalmente nell’angolo dell’atrio d’ingresso con un divano posizionato di fronte ad un televisore attaccato al muro tra cucina e camera.
Planimetria alla mano, si arrivava a 60mq solo a voler esser generosi.
L’unica cosa non deprimente era la vista, anche se solo parziale e laterale sul mare, che ho cercato di godermi giusto per rifarmi della delusione e dell’imbroglio.

Il secondo appartamento rappresentava un’eccezione perché era un penultimo piano, stavolta dichiarato. Normalmente l’avrei scartato a priori, ma le foto mi attiravano troppo e non ho resistito alla tentazione: mi ricordava tantissimo casa della nonna, infatti il palazzo era della metà degli anni ’50 ed entrarci è stato come fare un salto indietro nel tempo e nei ricordi, visto che si trovava ad un isolato da dove sono nata e cresciuta.
Mi è piaciuto tanto: sono pentita di non aver scattato una foto dalle finestre del salotto, ma forse è meglio così perché la vista evocava una malinconica nostalgia con cui penso sia meglio non appesantirsi il cuore.
Contrariamente a quanti millantano viste mare anche se in realtà devi arrampicarti sui muri per intravvedere un coriandolo di blu, quest’agenzia non aveva nemmeno menzionato il fatto che dalla cucina ci fosse uno scorcio mare “stagionale”, nel senso che era dietro gli alberi, quindi visibile solo a rami spogli. Comunque fa sempre piacere vedere quella strisciolina azzurra all’orizzonte.
Il problema non erano tanto i lavori di ammodernamento da affrontare perché l’appartamento aveva più di 60 anni e li dimostrava tutti, ma la mancanza di un terrazzo: c’era solo un micro balconcino che forse, sfruttando all’inverosimile lo spazio, poteva arrivare ad ospitare qualche piantina, ma niente di più, e poi… non lo so, forse tornare in quel rione zeppo di ricordi si sarebbe potuta rivelare una decisione controproducente per la mia salute mentale.

Il terzo ed ultimo (per ora) appartamento sembrava un piccolo gioiellino dalle foto dell’annuncio: la vista mare c’era, indubbiamente, dentro era tenuto benissimo e la proprietaria era una ballerina di danza classica ora insegnante con un gusto molto simile al nostro (mio e di mia mamma), quindi bei mobili, belle porte, bella cucina.
È stato il classico caso in cui ci si rende conto che un contro può pesare più di tanti pro: avremmo dovuto rinunciare a gran parte del nostro mobilio perché si trattava comunque di 30mq in meno, ma ci poteva stare, avremmo dovuto rifare il bagno perché le piastrelle erano l’unica cosa che proprio non ci piaceva e che non avremmo tenuto, avremmo dovuto traslocare la nostra cucina perché la proprietaria non voleva separarsi dalla sua e quindi se la portava via, ma anche questo ci poteva stare.
La decisione è virata verso il no perché c’è stata la “morsa”: io la conosco bene, e conosco anche il suo opposto, il “balzo”. Il balzo è quello che ho sentito alla bocca dello stomaco quando ormai undici anni fa sono entrata nell’appartamento in cui abito attualmente: è stato subito sì, nonostante le condizioni vetuste. La morsa invece è quando senti che qualcosa non va, e non c’è niente da fare se succede, solo prenderne atto e via, non c’è vista mare o altro che tenga.
La morsa s’è fatta sentire in un primo momento sommessamente, quando ho girato l’angolo cercando il portone e l’ho trovato in una rientranza dove il vento sospingeva l’aria ammonticchiando tutte le immondiziette della strada e in fianco saltava subito all’occhio una sfilza di cabine elettriche e grate sibilanti che credo appartenessero al mega supermercato distante dieci passi. Poi, una volta uscita sul primo balconcino, non ho potuto fare a meno di notare gli enormi sfiati di non so che cosa (magazzini del supermercato forse), altissimi, rumorosissimi ed orribili da vedere, sembravano delle ciminiere di metallo che mi hanno dato subito un senso di angoscia: pensare di vederli ogni giorno ha messo in secondo piano il fatto che se giravo la testa vedevo in lontananza il mare e la Sacchetta (la mia zona preferita).
A malincuore ho accettato la consapevolezza che nemmeno quello era il posto giusto.

Vedere le case degli altri mi affascina tantissimo, soprattutto quando sono ancora abitate o vuote da poco e si colgono i segni di chi ci ha vissuto e delle loro storie attraverso gli oggetti che queste persone vedevano ed usavano nel loro quotidiano. A volte capita di entrare in sintonia con un luogo, con un piccolo dettaglio, altre volte si sente un immediato feeling o un’istantanea repulsione.
È difficile lasciare la casa che ti ha accolto ogni giorno per dieci anni, soprattutto se non ha niente che non va di per sé. Ho la seppur flebile speranza che i lavori previsti per il rinnovamento della caldaia e quelli da poco conclusi alle facciate portino delle effettive migliorie e di conseguenza un po’ di sollievo alle finanze: quello che so per certo è che continuerò a seguire siti e portali di annunci immobiliari a prescindere dal fatto se continueremo a cercar casa o meno. Forse adesso per altri dodici mesi non vedrò neanche un annuncio che mi farà decidere di chiamare un’agenzia per prendere appuntamento, o forse lunedì ne pubblicheranno altri due o tre che mi sembreranno carucci.
Intanto continuo ad osservare il susseguirsi di queste bislacche stagioni nei cambiamenti del boschetto che ho di fronte al mio terrazzone, saltellando ogni tanto per cogliere quel prezioso pezzettino di blu tra i tetti delle case di fronte.

7 commenti

    • Ho persino letto l’annuncio di un attico vista oceano qui a Trieste. OCEANO! Più vista aperta di così non si può proprio chiedere.

  1. Non chiedi la luna, ma di certo sei esigente. Bada che non è un critica, io ci ho messo 8 mesi per trovare la mia casina perfetta.. dovendoci comunque metter mano a fare cambiamenti importanti come buttar giù 2 muri e sostituire carta da parati e piastrelle che proprio non le potevo neanche guardare tanto erano brutte. Bisogna avere pazienza e forse rivedere certi compromessi che possono sembrare insormontabili, ma poi magari trovi la casa giusta e chiudi un occhio!! 😉
    Buone ricerche e mi raccomando di aggiornarci qui nel blog se traslochi di nuovo!!

    • A te sembrano tanti otto mesi? Io sono alla ricerca da due anni!
      Credimi, scendo a parecchi compromessi, altrimenti temo non andrei a visitare neanche un appartamento, solo che per me la casa è un aspetto fondamentale perché ci passo molto tempo e ho bisogno che sia confortevole e mi faccia sentire al sicuro.
      Ho esperienze di grandi ristrutturazioni e quindi preferirei evitarle, ma vedremo cosa succederà.
      Il desiderio di godermi i tramonti dal terrazzo so che non mi passerà mai.

  2. Ricordo il mio ultimo trasloco come il peggior incubo della mia vita, ed erano 4 ANNI FA!!
    Sei coraggiosa a cambiare ma capisco le motivazioni, spero troverai la casa giusta o che le cose si aggiustino così non dovrai per forza traslocare di nuovo.
    In ogni caso in bocca al lupo!! 🤞🏻🤞🏻🤞🏻

    • Ah beh, io ho traslocato ormai dieci anni fa ed è stato traumatico.
      Ovviamente ora è tutto fermo, spero tu stia bene ❤

    • Tutto bene grazie ma che ansia!! Sono a casa da mio fratello, ero scesa già a dicembre e mi ero fermata per questioni famigliari.. e meno male che non sono ripartita sennò adesso sai che sfiga sarei sola a Berlino..
      Andrà tutto bene, ti abbraccio!!

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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