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Sei mesi, frammenti

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Appena sveglia, prima ancora di aprire gli occhi, tendevo l’orecchio per sentirlo: arrivava immancabile dopo pochi secondi, il verso della tortora che aveva iniziato a svolazzare ogni mattina tra i giardini delle villette accanto. Lo avvertivo e venivo subito catapultata indietro in un ricordo d’infanzia multisensoriale: l’odore di salsedine misto a crema solare, la sabbia bollente sotto i piedi, il vento sulla pelle mentre sfrecciavo sul lungomare in sella alla mia bicicletta, il sapore fresco del cocco e dei ghiaccioli menta/limone, il tu-tuuu-tu delle tortore sul terrazzo con il canto delle cicale in sottofondo.

Poi, inevitabilmente, mi piombava addosso il peso della realtà: il lockdown, la pandemia, il virus, il bollettino quotidiano dei contagi, i guanti e le mascherine obbligatorie, le autocertificazioni se si usciva di casa, le code fuori dai supermercati, la paura, l’incertezza, l’ansia che si amplificava ad ogni notiziario.
Potrei dire in realtà di essere ancora in quarantena, per quanto mi riguarda: esco pochissimo e solo nei dintorni di casa. I mezzi pubblici li uso se devo e adesso devo per forza: tutto si è fermato per mesi e ora sto concentrando quanti più controlli e visite mediche possibili, perché quello che sta accadendo non è confortante e non si sa cosa succederà con l’avvicinarsi dell’inverno.

Non sono mai stata una persona estroversa ed attiva socialmente, ammetto molto candidamente di non sentire la mancanza di aperitivi, discoteche, ristoranti o palestre: quello che mi manca è la motivazione per uscire e mi devo sforzare anche solo per fare una passeggiata di mezz’ora tra le viuzze del mio quartiere.
Sono saltati, per ovvie ragioni, tutti i mercatini e le attività che animavano le mie primavere, poi è arrivata l’estate che ormai da anni è comunque una quarantena autoimposta, a causa della mia salute.
L’autunno ha riportato la paura con l’aumento dei contagi e non scriverò nulla di polemico sui comportamenti di fin troppe persone irresponsabili perché mi basta la gastrite che già ho per il nervoso.

Che si può fare? Non farsi sopraffare dall’angoscia, innanzitutto. Un’impresa non da poco per me, propensa geneticamente ad immaginare gli scenari peggiori possibili in qualsiasi circostanza, figuriamoci in una situazione oggettivamente tragica come quella che stiamo vivendo.

L’ultimo post qui sul blog risale all’inizio di marzo: avevo preso l’autobus l’ultima volta a fine febbraio, quando c’erano già i primi casi in Veneto, e la volta successiva è stata a metà giugno, quando ho cercato un po’ di distrazione dalla bruttezza che mi circondava in occasione di un tentativo di recupero dell’edizione persa di Trieste in Fiore. Tentativo poco riuscito perché era palesemente una toppa mal cucita su un buco che così sembrava ancora più evidente.

È stato strano vedere mia zia e mio padre dopo mesi e mesi senza poterli avvicinare per un abbraccio: mi ripetevo, scrutando i loro occhi perché era l’unica parte visibile, che lo facevamo per cautela, che era giusto così, non mettere a rischio la loro e la propria salute, perché questo virus non fa eccezioni e di cautela non mi risulta sia mai morto nessuno.
Ho cancellato Facebook perché ero nauseata dalle scemenze che venivano scritte e condivise in continuazione: mi veniva voglia di urlare “ma siete cretini?” un po’ troppo spesso e all’ennesimo arcobaleno con su scritto “andrà tutto bene” ho chiuso tutto.

Tra dubbi e incertezze è difficile scrivere qualcosa di sensato che non sia un semplice sfogo e dopo sei mesi di assenza sentivo di dover tornare sul blog con un post che avesse un qualche significato, un riassunto che raccontasse questa lunga assenza, ma è stato un susseguirsi di giornate confuse e simili che sono passate tra malesseri vecchi e nuovi, passeggiate forzate sul terrazzo, lavarsi continuamente le mani, disinfettare tutto, tg regionali e nazionali, incredulità, preoccupazioni, arrabbiature, medicine, scorte di carta igienica e gel igienizzanti, pensieri stupidi e assurdi, tentativi di ritrovare un po’ di serenità, serate a seguire le acrobazie delle rondini con i loro pancini bianchi, due nuovi videogiochi, tante letture… .

Si parla di ritorno alla normalità, di vaccini, di restrizioni, di regole: nessuno sa come andrà, forse è più saggio non pensare troppo al futuro, vivere un giorno alla volta cercando di non cadere nella trappola dell’ansia ossessiva. Un po’ di fatalismo ci vuole, me lo son sentita dire da due persone nel giro di questi ultimi mesi.
Speriamo di farcela.

12 commenti

  1. Che sollievo rileggerti.
    Periodo strano e difficile per tutti, chi più chi meno, imbecilli a parte.
    Stare a casa è stata veramente una sfida per me ma sono ancora qui, sana e con una gran voglia di andare da qualche parte e vedere luoghi nuovi e facce nuove.
    Ovviamente, non sarebbe da me altrimenti, come posso non chiederti a quali due videogiochi nuovi ti riferisci? 😉
    Dai, ce la faremo.

    • Ciao Laura, tu come stai?
      Sai che mi aspettavo la tua domanda? 😀 Chissà se ci hai giocato anche tu: prima mi sono comprata Death Stranding, dopo aver ignorato il consiglio di un amico che per un anno ha continuato a dirmi “secondo me ti può piacere” e io “nooo, mi fa paura, è inquietante”… alla fine mi sono convinta a provarlo, gioco dalla trama assurda, a tratti fastidiosa, ma le musiche, i paesaggi, le dinamiche ed alcuni personaggi han fatto sì che il gameplay arrivasse ad un centinaio di ore.
      Il secondo è Ghost of Tsushima: l’ho preso perché è Open World, perché adoro il Giappone e perché ho letto delle modalità “for dummies” (tra l’altro con l’opzione per disattivare i fiotti di sangue, che ho trovato perfetta per me che sono impressionabile).
      Che ne pensi?
      Un abbraccio e grazie dell’incoraggiamento! ❤

    • Giocato ad entrambi, tutti e 2 appena usciti, anzi io di solito li preordino, altro che aspettare un anno! 😀
      Death Stranding ad esser sincera non mi ha convinta per niente, troppo ripetitivo e troppe cutscenes eterne che non finivano più ed erano noiosissime. Insomma non mi ha entusiasmato, volevo provare un tipo di gioco un po’ diverso da quelli miei soliti ma proprio non mi è piaciuto. GoT invece sì, belle le ambientazioni davvero, storia passabile dai, un po’ banalotta ma ci poteva stare, sono interessata alla nuova DLC in uscita domani, ma immagino per quel che ti conosco che a te invece non interessa per niente! 😉
      Cmq viva i videogiochi che mi hanno salvata dall’uscire fuori di testa durante il lockdown!

    • Sono più che d’accordo: quando leggere non è sufficiente come fonte di estraniazione dalla realtà mi butto a capofitto in questi videogiochi super coinvolgenti per avere un po’ di tregua dall’ansia. Ovviamente di GoT Legends me ne importa poco niente, anche perché la PS5 è in arrivo e il proprietario della PS4 che sto usando si trasferirà il suo account con l’abbonamento Ps Plus. M’interessa invece la faccenda NG+ perché ho raggiunto il platino e vorrei rifare certe missioni, ma non “da sfigata” come all’inizio: ho tutti i potenziamenti di katana, tanto e arco, più tutte le armature, quindi venerdì mi ci rituffo.

  2. Ciaoo!! Quanto tempo è passato, 6 mesi!! A me sembrano ancora di più guarda, qua da me siamo stati tra i primi a esser messi in lockdown, è stato traumatico, mio fratello ha dovuto annullare il matrimonio.. povero.. io sono rimasta disoccupata e sono tornata a vivere dai miei anche per avere meno spese e dare una mano.. che situazione terribile, speriamo di vederne presto la fine.. un bacio grande grande 😘

    • Sei mesi che sembrano sei anni quasi. Che dispiacere per tuo fratello e per il tuo lavoro, quante difficoltà da superare in un momento così drammatico. Non scoraggiamoci troppo, o almeno proviamoci a restare a galla. Ti mando un abbraccione 💕

  3. Bentornata Ally, anc’hio mi sento ancora sospesa, in pausa, che non so bene cosa fare e cosa pensare, vedo gente intorno a me che si comporta come se nulla fosse e un po’ li invidio, io non dormo bene la notte, di giorno a momenti mi dimentico della realtà poi esco in strada e vedo qualcuno con la mascherina ed è un pugno allo stomaco tutte le volte.
    Anche questa passerà mi ripeto, vedremo come saremo messi quando finalmente saremo “dall’altra parte”.
    Coraggio, ce ne vuole tanto

    • Sandra, ti capisco sai, invece non capisco i comportamenti di alcune (parecchie, troppe) persone. Hai ragione, tutto passa, spero solo che sia il più presto possibile.

  4. Che bello tornare a leggerti. La realtà è questa ormai. Come hai ben detto tu, viviamo giorno per giorno e cerchiamo di tenere alla larga tutta la tossicità mediatica che ci propinano e poi certo, prudenza! Un abbraccio 🤗

    • Ciao Loretta, grazie mille! ❤️ È una realtà dura con cui fare i conti, ma come dici tu, questa è. Meno male che almeno gli abbracci virtuali si possono ancora dare 🥰

  5. Ciao Ally !!
    Ma che bellissima sorpresa ! Sono così felice di ritrovarti!
    E’ stata dura e purtroppo sembra lo sarà ancora per molto.
    Che gioia rivedere le tue foto (mi sembra di intravedere anche una piccola serra) e sapere che stai bene anche se forse un po’ disorientata, come del resto tutti noi.
    Spero non si tratti solo di un passaggio fugace ma di un rientro in piena regola perchè leggerti è sempre un piacere.
    Qui noi siamo un po’ in delirio tra scuole che aprono e chiudono, serrate e rivolte…fortunatamente qui in campagna le cose arrivano più lentamente e visto che anche noi non siamo dei fanatici della socialità cerchiamo di portare avanti un nostro tranquillo tran tran.
    Un abbraccio grande grande
    Simo

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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