È buffo come i miei pensieri si infittiscano durante i tragitti verso la biblioteca e poi, una volta arrivata… la nebbia, si dissolvano tutti, magicamente. Adesso, dopo aver timbrato e magnetizzato le solite vagonate di libri e periodici gentilmente offerti da bei lineamenti, mi sono messa qui a scrivere e -puff- tutti scomparsi! Vabbè, poco male, erano sempre le solite cazz— mie!
Novità fresche fresche: dopo mille peripezie e una settimana di incessanti e spasmodiche ricerche nel web siamo riusciti a scovare un agriturismo in Toscana, fra l’altro abbastanza vicino a dove abita il toscano, se non ho capito male… non era quello che avevo adocchiato io all’inizio, ma bisogna anche pensare al risparmio, e poi penso che andremo in giro in bici e ci scapperà anche una gitarella a Pisa spero, per cui non è male!

Il mio moroso si è già innamorato di Maratea… e io credo di stare un po’ cambiando in quest’ultimo periodo, ma non saprei ancora bene come definire questo processo in corso. Ho come l’impressione di stare finalmente imparando l’arte del non agitarsi per nulla, o perlomeno dell’accettare di essere fatti in un certo modo e metabolizzare il concetto che i cambiamenti avvengono con i loro tempi.

Ieri mentre facevo finta di prendere il sole mi sono divorata il libro della Littizzetto Col Cavolo: c’è un brano che mi ha colpito parecchio… non dico di essere stata illuminata, però mi ha reso più chiare alcune cose. Beh, non sarà un concettone, ma a volte sono proprio le cose più semplici ad essere quelle più difficili da digerire. Lo riporto, comunque.

Praticamente nelle donne il fascio di fibre nervose che collega l’emisfero destro a quello sinistro del cervello è più voluminoso. Questo significa che pensiamo più in fretta, parliamo più veloce e facciamo prima a darci una mossa. Gli uomini invece, avendocelo piccolo piccolo, il corpo calloso intendo, non possono contare su connessioni rapide degli emisferi. Quindi riescono a fare un sola cosa per volta. E a pensare un solo pensiero. E sono pure pieni di fisime. È per via dello stramaledetto corpo calloso che nel lasso di tempo che impiega il nostro boy a cambiare le pile dell’orologio a muro noi sparecchiamo la tavola, prepariamo il caffè, stendiamo il bucato, raschiamo le carote, scendiamo il cane, concimiamo le begonie e telefoniamo all’amante. […] Io voglio rimanere una donna normale. Che non si fa mettere i piedi in testa ma sa tollerare. Invece adesso serpeggia tra il gentil sesso ‘sta mania della rivincita. Vogliamo avere sempre ragione. Anzi. Riprenderci la ragione. Non essere felici. Eppure ce l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. È di questo che si muore. Si muore nell’ostinato tentativo di avere ragione. Ma la ragione non è mai tutta da una parte. Con il corpo calloso che ci ritroviamo dovremmo capirlo, no? Per avere ragione si è disposti a tutto. Anche a guastare la vita propria e quella degli altri. Io ho deciso. Non voglio avere ragione. Voglio essere felice.

Luciana Littizzetto

E poi mi sento strana rispetto alla mia relazione col mio moroso: e anche questo non saprei spiegarlo in modo comprensibile. Diciamo che spero di capirci qualcosa in più durante questi giorni di vacanza.

Cosa è successo prima:
Dal treno, verso Trieste © leeliah99.altervista.org

Trattini divisori tra Friuli-Venezia-Giulia

Cosa è successo dopo:
Libri

E sussurrò: "ciao, sono in mezzo alle mucche!"

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