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L’esperienza da giurato per il Premio Campiello

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Ora che non sono più vincolata dall’obbligo dell’anonimato lo posso rivelare: ero uno dei 300 lettori della giuria popolare che ha decretato il vincitore della 56^ edizione del Premio Campiello.
La serata di premiazione si è svolta il 15 settembre scorso al Teatro La Fenice di Venezia ed ha visto vincitrice Rosella Postorino con il romanzo Le assaggiatrici.

La mia avventura come giurato è iniziata già a gennaio, quando un’amica di blog (che ringrazio) mi ha chiesto se sarei stata interessata e se ero disponibile: il mio compito consisteva nel presentare la mia candidatura, aspettare che venisse accettata o meno ed in caso positivo impegnarmi a leggere i libri dei cinque finalisti scelti dalla giuria dei letterati, scegliendone uno.
La cinquina è stata comunicata pubblicamente il 25 maggio e due mesi dopo ho ricevuto il pacco contenente i cinque romanzi.

56^ Premio Campiello © leeliah99.altervista.org

Ho iniziato con la lettura del romanzo che fin dall’inizio mi aveva incuriosita di più: la storia di una giovane donna tedesca che nel 1943 viene reclutata dalle SS come assaggiatrice dei pasti di Hitler.

Entrammo una alla volta. Dopo ore di attesa, in piedi nel corridoio, avevamo bisogno di sederci. La stanza era grande, le pareti bianche. Al centro, un lungo tavolo di legno su cui avevano già apparecchiato per noi. Ci fecero cenno di prendere posto.
Mi sedetti e rimasi così, le mani intrecciate sulla pancia. Davanti a me, un piatto di ceramica bianca. Avevo fame. […]
Quel buco nello stomaco era paura. Da anni avevamo fame e paura. E quando il profumo delle portate fu sotto il nostro naso, il battito cardiaco picchiò sulle tempie, la bocca si riempì di saliva.

56^ Premio Campiello © leeliah99.altervista.org

Terminata la lettura di questo primo romanzo, ero abbastanza sicura di aver già scelto il mio vincitore personale, ma ho iniziato subito a leggere la seconda scelta, Le vite potenziali di Francesco Targhetta: come ho già scritto sulla pagina Facebook del blog è un libro dalla trama originale, scritto in modo coinvolgente con naturalezza, e che vi farà cercare qualche parola sul dizionario.

Il mondo, per molti versi, va sempre migliorandosi, e la gente si lagna sempre di più: si lagna perché in realtà vuole l’attenzione degli altri, l’empatia, l’affetto, l’amore. La gente si dovrebbe lamentare solo di questo: che nessuno le vuole bene davvero. Andare dritti al punto, senza tirare in ballo altro. Del resto è vero che dai trent’anni in su nessuno ti sta più ad ascoltare: la psicoanalisi fonda le proprie fortune sulla diffusione della solitudine.

Il terzo libro è stato La galassia dei dementi di Ermanno Cavazzoni: un viaggio di 663 pagine in un mondo ambientato nel futuro, nell’anno 6000, popolato da umani sovrappeso che collezionano oggetti “antichi” e convivono con i robot, o meglio, ne sono dipendenti.

Hanz Vitosi, come tutti, era collezionista; era la sua attività principale, l’altra era il piacere che gli dava la Dafne, la femmina artificiale che possedeva. Sua moglie pure lei era collezionista. Il limite della loro attività era il peso; come tutti gli umani delle città erano grassi e si muovevano a fatica, aiutati in questo dai droidi al loro servizio.

Gli altri due romanzi, La ragazza con la Leica di Helena Janeczek e Mio padre la rivoluzione di Davide Orecchio, sono stati quelli che meno si avvicinano ai miei gusti, ma mi ha fatto comunque piacere leggerli ed allargare i miei orizzonti di lettrice curiosa.

Concluso anche il quinto romanzo, ero pronta a confermare la mia preferenza: avevo ricevuto assieme al pacco con i libri anche tutto il necessario per la votazione, ovvero la busta da rispedire ed i tagliandini corrispondenti ad ogni singolo libro.

56^ Premio Campiello © leeliah99.altervista.org

È stata una bella soddisfazione vedere premiato il romanzo che anch’io personalmente avevo ritenuto più piacevole ed interessante, senza togliere nulla agli altri quattro che ho comunque letto molto volentieri. Ho deciso di tenere per me i due che ho preferito, un paio li ho regalati ad amici e il quinto lo donerò alla biblioteca in cui lavoro.

Peccato si possa far parte della giuria dei trecento lettori soltanto una volta, ammetto mi avrebbe fatto molto piacere ripetere l’esperienza e non posso che consigliarvi la lettura di questi cinque romanzi, diversissimi tra loro, ognuno con il proprio stile e con tante storie da scoprire.
Se volete saperne di più sul Premio Campiello, c’è il sito ufficiale.

4 commenti

  1. Bè ma questa è una cosa bellissima ! Sai che non mi ero mai posta la domanda su chi ci potesse essere in queste giurie popolari. Ma anche io lo voglio fare !! Tra l’altro ho quasi tutti questi libri nel reader ma sono persa dentro i mondi di Jennifer Egan e non riesco ad uscirne.
    Ho letto che hai ricominciato ad uscire e ho letto anche più volte le parola “dolore” e “paura”, cosa che mi ha fatta rabbrividire a partire dai piedi fino alla testa.
    Spero che tu riesca rapidamente a superare questa paura perchè è un peso che ti tiene ancorata a terra anche quando potresti spiccare un timido voletto.
    Tantissimi anni fa ho subito un operazione piuttosto pesante che mi ha lasciato addosso parecchio titanio e che mi ha robotizzato il corpo e l’anima per molti mesi. Avevo il terrore di inciampare, cadere, urtare. Quando mi son dovuta rimettere in metropolitana la mattina presto morivo di paura. Poi ad un certo punto ho capito che mi dovevo staccare da quella me che mi tratteneva ad ogni respiro e ho ricominciato a vivere. Quando l’ho fatto (ma ci ho impiegato davvero tantissimo tempo) mi ha preso un’euforia che poi nella vita non ho più provato.
    Spero che tu possa provare prestissimo quell’euforia !
    Un abbraccio grande grande !

    • È stata una bellissima esperienza quella per il Premio Campiello in effetti, la rifarei ogni anno se fosse possibile.

      Non sapevo di questo fatto tragico che ti era capitato. Diciamo che dopo così tanti mesi mi aspettavo un esito diverso: nonostante le varie terapie, faccio fatica a guarire, ma l’unica cosa sensata è insistere e non arrendersi, facendo pace con l’evidenza che il mio corpo è più lento a risanarsi. Grazie del bellissimo augurio! ❤

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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