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Un giorno questo dolore ti sarà utile

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A un certo punto mi ricordo di essermi chiesto (sul serio) se non fossi geneticamente modificato, se non avessi una minuscola alterazione del DNA che mi separava appena appena ma in modo fondamentale dalla mia specie […]. Sembrava che tutti fossero in grado di accoppiarsi, di unire le proprie parti in modi piacevoli e fecondi, ma nella mia anatomia e nella mia psiche c’era qualcosa di impercettibilmente diverso che mi divideva in modo irrevocabile dagli altri. Era una sensazione dolorosa che mi rendeva molto infelice.

Dalla stazione sono andato a casa di mia nonna a piedi, passando per strade con tante belle case vecchie, grandi alberi e prati verdi. Davanti a una c’era al lavoro una squadra di giardinieri messicani, e un ragazzo più giovane di me spingeva avanti e indietro un tosaerba grande come lui. Mentre passavo mi ha guardato e mi ha fatto un gran sorriso scoprendo i bellissimi denti bianchi, come se fosse orgoglioso di essere visto lì a tosare l’erba. Gli ho sorriso anch’io e lui mi ha salutato con la mano. Non ha senso entrare in contatto così con una persona e poi andare via. Non lo capisco. Lo strano è che io sono un asociale, ma quando entro in contatto con uno sconosciuto – anche se si tratta solo di un sorriso o di un cenno con la mano, che non credo sia considerato un vero contatto ma per me lo è – mi sembra che dopo non possiamo andarcene ognuno per la sua strada come se niente fosse. Per esempio, quel ragazzo messicano come era finito lì a Hartsdale a tosare il prato, dove viveva, che cosa pensava? Immagino la sua vita come una piramide, un iceberg di cui vedo solo la punta, la punta minuscola, ma sotto la superficie la piramide si allarga, si allarga verso il basso e nel passato, sempre più indietro, tutta la vita gli sta sotto, gli sta dentro, le mille cose che gli sono successe, e il risultato è quel momento, quel secondo in cui mi ha sorriso. Ho ripensato alla signora che leggeva la Bibbia in treno. Dov’era adesso? A casa sua? Lo so che non era il caso di scendere a Woodlawn per seguirla, ma se lo avessi fatto? Se nella mia vita quella donna fosse stata destinata a diventare importante? Credo che sia questo a farmi paura: la casualità di tutto. Persone che per te potrebbero essere importanti, ti passano accanto e se ne vanno. E tu fai altrettanto. Come si fa a saperlo? Dovevo tornare indietro a parlare con il ragazzo messicano? Forse era solo, come me, forse aveva letto Denton Welch. Andandomene mi sembrava di abbandonarlo, di passar la vita, giorno dopo giorno, a abbandonare la gente. Mi rendo conto che non ha molto senso pensare queste cose e poi non fare il minimo sforzo per interagire con gli altri, ma comincio a credere che la vita sia piena di queste tragiche incongruenze.

Avrei voluto che la Grand Central fosse una stazione di passaggio come Penn Station, così il treno avrebbe continuato il viaggio e io con lui, magari senza scendere da nessuna parte, senza arrivare mai. Avrei passato il resto della mia vita in transito, protetto dal treno, mentre questo mondo impossibile e disgraziato sfrecciava fuori dal finestrino.

{ Un giorno questo dolore ti sarà utile / Peter Cameron }

Grazie a Julia per aver scritto di questo libro nel suo blog, e a Nekodo che me l’ha procurato.

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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