The hardest part of ending is starting again

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Chi lo sa se qualcuno l’ha trovata la bussola per guardarsi dentro e capire un po’ meglio chi si è.
Io vivo costantemente “appesa” tra desideri a volte così discordanti tra loro da farmi venire il dubbio che non possa esistere un equilibrio sano tra quello che propone la mente e quello che fa battere il cuore più veloce. Mi domando se tutti abbiamo pensieri che ci stanno scomodi, per un verso o per l’altro, di cui magari non per forza ci vergogniamo ma che senz’altro faremmo a meno di sentire come nostri. La dualità mi spaventa non poco: ci sono momenti in cui sono così convinta che ci riuscirò a dare una svolta e a smuovere l’inerzia del mio (in)quieto vivere per poi un istante dopo ritrovarmi ad annaspare sotto un macigno di proporzioni inaudite che mi schiaccia sotto il peso della disistima e -per dirla proprio tutta come sta- della cosiddetta “strizza”, altresì conosciuta come fifa.

Il periodo pre-natalizio è sempre scenario di grandi crisi pressoché invisibili agli occhi dei più, ma forse proprio per questo ancora più devastanti. Io di mio lo adorerei il Natale, ma non potendolo vivere come vorrei è più che altro un momento in cui invece si avvertono maggiormente le mancanze e si acuiscono i dispiaceri per qualcosa che non fa parte della nostra vita ma che desidereremmo ardentemente.
L’altro giorno leggevo sul blog di una giovane donna americana i suoi passatempi preferiti quando l’inverno più che incombere proprio ci travolge: uno di questi è riunirsi con tutte le persone più care con una bella tazzona di cioccolata calda attorno al caminetto a chiacchierare, un’altra di accoccolarsi sotto le coperte con suo marito e i suoi due figli a leggere a voce alta un bel libro… mentre scrivo tutto ciò sto facendo un faccino molto eloquente, tipo cagnolino triste con gli occhioni troppo grandi, della serie “anch’io vogliooooooooo!!!”.
Facciamo che intanto scendo in cantina a recuperare gli scatoloni con le lucine e gli addobbetti per creare l’atmosfera, poi cerco gli stampini per fare vagonate di muffins e biscotti al forno, poi invito chiunque a fare un salto (e se volete vi misuro pure la pressione gratis, che mia mamma si è comprata l’aggeggio apposito ed è veramente uno spasso… mi accontento di poco, voi datemi una roba con dei bottoni e guardatemi gioire sproporzionatamente) e poi si vedrà. Io ci provo, dai. 😉

If everything would just stop then maybe I could collect my thoughts
if everything would stand still I could’ve hidden how lost I feel
I should’ve said what I hear, I should’ve let myself fear, I should’ve made myself clear
this is how we fall apart but this is how beginnings start
‘cause when our heads betray our hearts we fake what we don’t know
and if our doubt begins again the answers find us in the end
so in the meantime we’ll pretend and fake what we don’t know

Lacrima © leeliah99.altervista.org

4 commenti

  1. Natale…sarà che la caduta dei capelli mi raffredda le poche idee già ben confuse che ho, ma è un periodo che non amo. Troppo corsa al nulla pittosto che il vero significato.
    Per il resto accetto quello che mi viene, bello o brutto che sia…cercando di costruire poco alla volta la vita che vorrei…a volte ci riesco a volte no…ma non demordo, continuo a credeci…

    Molten

    • Mai smettere di crederci, sennò che gusto c’è?
      La dicotomia del Natale mi frega puntualmente ogni anno: sarebbe una figata (in teoria) poi entri al supermercato e ti lanciano dietro panettoni & tartufoni in offerta e ti piglia un po’ il nervoso.
      La parte commerciale la evito più che posso, non m’interessa minimamente, ma il fatto di avere magari un po’ più di tempo da dedicare a qualcosa che non sia solo il lavoro e le solite commissioni mi sembra una buona cosa. 🙂

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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