Quando agosto arriva agli sgoccioli parte il sospiro di sollievo, e contemporaneamente arriva a gran velocità l’ansietta da e adesso che non ho più la scusa del “è agosto, cosa vuoi fare ad agosto che son tutti in ferie” che faccio?

L’altra sera ho guardato un film con Mel Gibson e Jodie Foster, Mr. Beaver, dove lui sbrocca di testa per il troppo stress e non riesce più ad affrontare le semplici azioni quotidiane, finché non trova il pupazzo di un castoro, ci infila dentro la mano e tramite lui cerca di riprendere il controllo della sua vita: il castoro parla al suo posto, dirige un’azienda milionaria, gioca con i figli, fa persino sesso con la moglie. Ovviamente la situazione non può durare, il tutto degenera ed il personaggio di Mel Gibson, quando si rende conto di essere sul punto di soccombere, prende una decisione drastica davvero drammatica e mette fine a quella non vita, tornando in sé e accettando di farsi curare.
Molto duro come film, con scene davvero sconvolgenti e toccanti, come quella in cui il figlio più piccolo porta al padre un lavoretto fatto con le sue mani ed è un cervello tutto colorato perché mamma ha detto che il tuo si è rotto. Se v’incuriosisce, ecco il trailer:

Restando in tema, ho da poco finito It’s Kind Of A Funny Story di Ned Vizzini, un libro di 444 pagine che ho divorato in un pomeriggio: avevo visto il film qualche tempo fa, ed effettivamente se vedi prima l’adattamento cinematografico e successivamente leggi il romanzo da cui è tratto scatta il processo inverso a quando fai il contrario. Il film visto dopo aver letto il libro ti porterà inevitabilmente a storcere il naso per tutti i tagli e i cambiamenti (inutili) nella trama, se invece dopo aver visto il film che ti è piaciucchiato decidi di approfondire leggendo il libro noti tante sfumature e particolari che arricchiscono l’esperienza, dandoti la sensazione di essere entrata nel dietro le quinte, e di aver scoperto dei segreti che il film non rivelava. Quindi conviene far così, no?
Il romanzo consente di conoscere più a fondo i pensieri del protagonista, un adolescente che capisce molto lucidamente di star male e si presenta al pronto soccorso una notte ammettendo di volersi togliere la vita e viene ricoverato in psichiatria dove il tempo minimo di permanenza è cinque giorni.
Ho trovato sconcertante quanto riuscissi a comprendere certi meccanismi della mente di questo ragazzo e non sapevo se esserne rassicurata, della serie non sono l’unica ad avere quegli specifici pensieri, o se esserne turbata, della serie oh oh, allora c’è veramente qualcosa di difettoso nella mia testa?

It's Kind Of A Funny Story di Ned Vizzini © leeliah99.altervista.org
It’s Kind Of A Funny Story di Ned Vizzini

Questi due mesi estivi sono stati solitari, intensi, lunghi e pieni di riflessioni, oltre che di malesseri regolari. Ho avuto modo di testare la mia costanza, forse per la prima volta in vita mia, nel desiderio di non mollare, anche se mi sento perennemente in scalata e dopo così tanto tempo vorrei almeno scorgerla lassù in alto la cima. So che c’è, e che ce la posso fare. È già qualcosa.

Ho preso delle decisioni non facili, ho lavorato su me stessa per non ricadere in certi schemi mentali che non portano a nulla di buono, ad esempio restarci male se qualcuno all’improvviso non si fa più vivo come prima o trova sempre una scusa per non vederci o ti promette che farete delle cose insieme e poi scopri che eri tu l’unica a dar importanza a quelle promesse. Poi ti dici che siamo tutti diversi, che di sicuro non lo fa apposta, che nemmeno se ne sarà reso conto, che sei tu iper sensibile. E quindi niente, pace.
Son sempre piccole cose, ma sono quelle che contano, una volta ammonticchiate tutte, e son sempre piccole le cose che ti ridanno il sorriso in una giornata iniziata -e spesso anche continuata e finita- parecchio sghemba.

Di quest’estate ricorderò la mia volontà di prendermi cura di me stessa rinunciando a tutti i turni lavorativi, la mia caparbietà a camminare ogni giorno almeno mezz’ora -magari in casa, come una matta, perché fuori c’erano 39°- e ad uscire anche stando maluccio per riabituarmi alla normalità di prendere un autobus e scendere in centro ed entrare nei negozi e fare la spesa, la decisione di comprarmi qualcosa -che non lo faccio mai- e quindi prendiamo questi pantaloni morbidini e queste due paia di scarpe da ginnastica per camminare ancora di più e con sempre più voglia e convinzione, la capacità di essere presente nel momento -specie quella sera in cui ha finalmente piovuto e sono andata a letto col rumore sommesso della pioggia, tirando su il lenzuolino fresco sulle gambe nude, ché c’era arietta-, la disponibilità ad aiutare ed ascoltare gli altri, la ritrovata volontà di far progetti e di crederci un pochino di più alla loro possibile realizzazione.
Questo voglio ricordarmi, e non altro.

Ogni giorno fai una scelta
Ogni singolo giorno fai una scelta
Cosa è successo prima:
Via Brandesia, Trieste © leeliah99.altervista.org

Ho visto case

Cosa è successo dopo:

Sassolini e valanghe

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2 Commenti

  1. Ben detto! :P
    Oddio, il film sembra inquietante assai… mmmh
    Son contenta di leggere che lotti e che ti dai da fare, vai avanti così, prima o poi raccoglierai i frutti di tutto questo seminare (a proposito, e le tue piantine come hanno passato l’estate?) ;)

    • Quello del castoro intendi? Deve essere così un film sulla depressione, un pugno dritto allo stomaco senza tanti complimenti.
      L’altro film è più morbido, a tratti persino esilarante, te lo consiglio (c’è Zach Galifianakis nel cast, che è sempre una garanzia, lo amo dai tempi di Tru Calling).
      Le piantine: eh, han sofferto pure loro. Il lupino credo sia definitivamente andato, le rose son un po’ boccheggianti in questi giorni in cui è tornato il gran caldo, in compenso le olive se la spassano. :)

Tu che ne pensi?