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Un po’ come dar fuoco alla pioggia

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Non saprei come definirlo questo fine settimana: di certo non è passato inosservato!
Si dice che dopo la tempesta torni il sereno, ma io sono più propensa verso la quiete che la precede. Che poi -alla fin fine- è tutto un rimestìo, e forse a volte non resta altro che smettere di opporre resistenza e farsi trasportare dalla corrente buttando l’occhio a riva per scorgere un appiglio di proprio gradimento per prima o poi risalire.

Venerdì mattina, carica come una molla dopo lo spauracchio del giorno prima, mi sono sgolata con l’ennesimo tormentone di quella pazzerella furbetta di Lady Gaga che ne sforna uno dietro l’altro (e mai che riesca a liberarmene prima di 48 ore consecutive) e quindi urlando Judas Juda-ah-ah mi sono preparata per il solito intensissimo pomeriggio di lavoro dell’ultimo giorno di apertura settimanale, che comporta la presenza di pochi affezionati topi di biblioteca nonché la condivisione di sbadigli a raffica con il mio perennemente assonnato collega.

Dopo cena, non soddisfatta dei postumi del giovedì, ho pensato saggiamente di dedicarmi alla visione di un film che -se ci fossi stata tutta con la testa- MAI e poi MAI avrei guardato: Cloverfield (e son scema, che vi devo dire): l’unica cosa che mi ha permesso di non imparanoiarmi a 360° è stato il fatto che dal terrazzo sentivo molto distintamente il suono di cornamusa provenire dal Boschetto del Ferdinandeo dove si sta svolgendo l’undicesima edizione del Triskell (di cui ho già parlato qui) e di cui ora -già che sono in argomento- riparlo.

La spedizione al di là della collina era iniziata temendo sarebbe stata una vera e propria toccata e fuga, visto che sia io che un’altra compagna d’avventura ci eravamo appena sparate una dose di Bacillus clausii (eh sì, perché lo squaraus nel week-end è trendy), invece dopo aver cercato parcheggio e averlo spudoratamente trovato che più vicino non si poteva, ci siamo tuffate nella bolgia di umani a torso nudo o drappeggiati in mantelli o con lunghi cappelli a punta o graziose coroncine di fiori e siamo miracolosamente riuscite a visionare quasi tutte le bancarelle per poi lanciarci impavide sotto il palco (ma soprattutto davanti all’amplificatore) a danneggiarci i timpani e a mangiare polvere. È stato divertente però!

Bancarelle al Triskell 2011 © leeliah99.altervista.org
Bancarelle al Triskell 2011

Concerto dei Powerpipes al Triskell 2011 © leeliah99.altervista.org
Concerto dei Powerpipes al Triskell 2011

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Ally Leeliah

Trieste, IT

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, del mio lavoro in biblioteca, delle mie tribolazioni.
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