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Trarre ispirazione, non lasciarsi influenzare

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Venerdì è stata una giornataccia sul lavoro. Un condensato di esempi di maleducazione, menefreghismo, totale assenza di rispetto verso le più elementari norme di co-esistenza con altri esseri umani.
Tornando a casa meditavo cupamente di mollare tutto, aprire un negozio di fiori e andare a vender piante, che se ne andassero tutti a fallallero: io mi occupo della parte marketing/organizzativa, mia mamma coi suoi occhietti da esteta e le sue manine operose si dedica a consulenza e confezioni regalo, e nel caso anche la mia collega ne avesse piene le biglie può stare alla cassa, sfruttando la sua mente matematica, e a socializzare coi clienti, essendo una personcina cordiale.
Alla peggio, se dovesse capitare un cliente indesiderato, posso sempre trattarlo male come fa il fioraio nel film “Pane e tulipani”. Tanto se il negozio è mio faccio come voglio.

Flower Shop © Urban Pixxels
Urban Pixxels

La sera ho parlato al telefono con un amico, insegnante alle medie, e ho ascoltato il suo sfogo sullo stesso medesimo argomento.
Queste sono le future generazioni: gente che compone scrittine volgari sulle pareti dei bagni, gente che lascia i propri fazzoletti da naso mocciolosi sul tavolo della sala lettura all’università, gente che usa i libri di proprietà della biblioteca come ferma-finestra (che se volano di sotto me li vai a riprendere tu, brutto deficiente?!), gente che scrive le più idiotiche scemenze sulle porte degli ascensori, gente che si ricorda che deve consultare un libro un minuto prima della chiusura e si offende se tu hai già iniziato a spegnere le luci e spieghi con calma che non puoi accompagnarlo a scaffale perché qualcun altro ha deciso che puoi benissimo gestire un’intera biblioteca presidiando da sola il bancone (non avendo nemmeno la libertà di andare in bagno quando ne avresti sacrosanto diritto), gente che se ne va ritenendoti indegna di un saluto e ti rifila un polemico “tolgo il disturbo allora”.
Ecco bravo, finalmente un’idea felice, levati dalla vista, che magari alle 19.20 -considerando che la biblioteca chiude alle 19, non timbro il cartellino e non mi pagano gli straordinari- l’unica cosa che voglio è lasciare questo posto pieno di gente cordiale ed educata come te, che sei qui da ore a bagolare tra i corridoi come un’anima in pena e ti ricordi che ti servono i testi per un esame che hai tra due giorni proprio a ridosso dell’orario di chiusura, e non trovi la tessera di prestito, e non sei neanche abilitato e mentre io riaccendo il computer e rifaccio il login per farti un favore sento che tamburelli con le dita e sbuffi. Scusami tanto stellina, ti sto facendo perder tempo???

Singloids
Singloids

Il giorno dopo apro il mio fedele feedly e vedo che la mia amica blogger verbasequentur ha scritto un post sulla stessa lunghezza d’onda, e lascio un commento, e leggo quelli che le hanno lasciato i suoi lettori, e un pochino mi rincuoro.
Mi viene in mente il discorso di Sam alla fine de “Le Due Torri” (secondo capitolo de “Il Signore degli Anelli”, per i non Tolkienani). Frodo esclama disperato “non ce la posso fare” e Sam cerca di fargli coraggio: gli risponde “lo so, è tutto sbagliato”, ma poi aggiunge che gli eroi che si trovano ad affrontare tante cose brutte invece di andarsene rimangono ad affrontare il male perché si aggrappano a qualcosa. Si aggrappano a quel qualcosa di buono che ancora c’è a questo mondo, e per cui vale la pena lottare.
Io non devo affrontare il Signore del Male (solo dei suoi fastidiosi servitori), ma non voglio arrendermi e diventare come loro, non voglio essere sgarbata e perennemente incazzosa, egoista e totalmente priva di empatia, così inaridita da voler solo prevaricare sugli altri, magari solo per il gusto di dire “posso rovinarti la giornata, ne ho facoltà, quindi lo faccio”.
Avrei anche motivo di essere così, visto come mi vanno le cose da tre anni a questa parte, ma mi rifiuto. Sono convinta che la vita non possa essere perdersi il concerto della propria band preferita perché è troppo lontano e troppo complicato logisticamente e il solo pensiero genera ansia; che non possa essere rinunciare per quattordici anni di fila a tornare nella città del cuore dandola vinta agli attacchi di panico; che non possa e non debba essere svegliarsi la mattina col mal di pancia, addormentarsi la sera col mal di pancia e trascinarsi da casa al lavoro sperando di non avere troppo mal di pancia.

Vorrei che la mia vita iniziasse ad assomigliare un po’ di più a quella delle varie ragazze di cui seguo affettuosamente i blog, che hanno preso coraggio, mollato una realtà che soffocava ed inseguito il proprio sogno, una volta capito quale fosse. Quelle ragazze e donne che ora scrivono che sono felici, che fanno ogni giorno qualcosa che dà gioia agli altri e a loro stesse, che si sentono realizzate sapendo di aver trovato la propria strada e consapevoli di star facendo qualcosa che ha senso.
Spero di rileggere questo post tra un anno e poter dire onestamente di aver fatto qualche passo verso la direzione giusta, di aver trovato il coraggio dopo aver accettato la paura, di aver capito cosa ci faccio in questo mondo, qual è il mio scopo, come posso essere davvero utile a me e a chi mi sta attorno, con un sorriso autentico che si allarga quando vede di essere ricambiato con pari sincerità.

smile_bw

12 commenti

  1. [disclamer: sarò contorta!]
    Un milione di anni fa mia madre a pranzo accese la TV sulla prima serie assoluta di Uomini e donne della storia. Quella di quando era ancora un format sperimentale, c’era una tizia normale che doveva trovarsi il moroso, così né brutta né bella, né idiota né genio, una qualunque, abbastanza fine, abbastanza benestante, la tizia della porta accanto. Aveva un bel palco di maschi tra cui scegliere, tra i quali alcuni ragazzi gentili e carini ed alcuni tamarri raggelanti, arroganti bifolchi aggressivi ignoranti, insomma: feccia. Tra questi secondi SVETTAVA un personaggio veramente insopportabile, tale “Costantino”. Io mi ricordo di aver detto a mia madre “Questa sembra ‘na brava ragazza, vedrai che si libera di quel bifolco urlante in un amen”.
    Brava imbecille. Ovviamente lei scelse il bifolco e lui diventò un’icona. Altrettanto ovviamente lui la mandò a cagare subito, perché lei era una persona decorosa e come tale di nessun interesse.
    A me sembra che quella sia un poco la storia del momento che stiamo vivendo. Anche la tv ne è colpevole, perché è la televisione che per prima veicola l’idea che l’arrogante, l’urlatore, il prepotente, scortese, sarcastico, cattivo sia vincente, anzi siano quelle le qualità DEL VINCENTE, ma è anche vero che siamo stati noi a recepire il messaggio, evidentemente perché i tempi erano maturi.

    Mi piace pensare che il ragazzino che ti tratta con scortesia perché deve aspettare, perché non trova, perché qualcosa, sia una persona che non ha idea del motivo per cui tu non puoi aiutare o del perché una tal procedura sia macchinosa, e che se lo sapesse si scuserebbe. Dio solo sa quante volte ho sbuffato a mia volta di fronte a qualche lentezza altrui senza rendermi conto delle altrui difficoltà.
    Mi piace anche pensare che a furia di sorridere al musso, il musso prima o poi sorriderà indietro. Ma soprattutto, sopra ogni altra considerazione (ed io lo ammetto senza problemi: sono una persona cortese ma se mi ci metto divento una vera iena), mi piace pensare che tu ed io facciamo parte di una specie di resistenza ATTIVA, gentilezza contro cafonaggine, e che questo ci faccia sentire persone a modo, e non delle sfigate incapaci di adattarsi ai tempi.

    Scusa la lunghezza estrema :*

    • Lo spero vivamente pure io che il più delle volte non ci sia effettiva cattiveria di fondo, resta il fatto che non serve sapere come funziona una biblioteca per capire che se ti sto facendo un favore potresti non dico dire “grazie”, ma almeno risparmiarmi il tuo essere polemico.
      Resistenza attiva mi piace, direi anzi proprio una Ribellione contro poca educazione ed assenza di empatia. E viva le personcine a modino!
      P.S.: il fatto che la gente percepisca certi stimoli di stampo DeFilippiano mi terrorrizza, a dir poco.

  2. Scusa il commento anonimo, preferisco scrivere in incognito se me lo consenti. :)))
    Di gente così n’è pieno il mondo purtroppo, come si dice? La mamma degli idioti è sempre incinta. Tu continua per la tua strada, non pensare che non ne valga la pena, mai, sennò ti freghi da sola perhcè la gente brava non diventerà mai veramente stronza e finirebbe che soffriresti il doppio perché comunque non saresti fedele alla tua vera natura.

    • Ammetto di essermi chiesta, leggendo il tuo commento, se ci conosciamo di persona, comunque il messaggio anonimo è consentito. 😉
      Continuo per la mia (a tratti davvero faticosa) strada proprio per il motivo che scrivi tu: magari in alcune occasioni mi ci comporterò da stronza, ma non diventerò mai una professionista del mestiere (perché per certi individui è un mestiere, da tanto gli riesce bene).

  3. Eccomiii! Fammi uno squillo e io vengo subito a vender fiori con voi 😉
    Starò benissimissimo alla cassa 😀
    Peccato che c’è sempre qualcuno che ti rovina la giornata, che pensa che tutto gli è dovuto e subito, e guai se non fai come vuole Sua Signoria…sul momento mi prende il nervoso, poi però trovo il modo per lasciare tutto il negativo alle spalle, andando avanti per la mia strada, sapendo che comunque chi sbaglia è lui, che in ogni caso io cerco sempre di comportarmi in modo cortese e quindi non ho nulla da recriminarmi.
    La mia pazienza però è messa costantemente alla prova ogni settimana, quando sto in turno con “tu sai chi”…quando non c’è la faccio più e potrei risponder male, (qualche volta non sarebbe una cattiva idea), divento una specie di camaleonte. Sparisco dalla sua vista, quatta quatta mi dileguo tra gli scaffali a metter via i libri, trovando finalmente un po’ pace.

    • Vai, iniziamo a scegliere il nome del negozio intanto. 😉
      Credo dovremmo vendere anche sacchettini di zen, andrebbero a ruba!
      Aha aha, Liny e l’arte della mimetizzazione.

  4. E’ un tema intersssante! : )
    Io temo che l’inquinamento di cattiveria-acidità anche solo per vicinanza a certi individui sia reale.. e mi vien male! Troppa e continua esposizione mette a serio rischio la bontà intrinseca di chiunque… in effetti credo sia proprio una sorta di “lotta continua” tra gentilezza-villania!
    Però devo ammettere che con chi proprio mi fa infastidire per arroganza… mi prendo la libertà di fargli prender paura (tipo gli faccio capire che POTREI rovinargli la giornata!!!) e solo quando è tornato ad abbassare cresta, ali e armamentario, allora ritorno gentile e disponibile. Forse è già questa una cattiveria, non lo so… ; )

    • Non so se posso essere credibile a metter paura: potrei provare con lo sguardo minaccioso. Trattasi di legittima difesa, ne sono certa!
      Perserveriamo con la gentilezza, sperando che anche lei diventi sempre più contagiosa.

    • Con l’augurio che il Verba-pensiero si diffonda a macchia d’olio!
      Dai, che domenica è prevista una bellissima giornata di sole qui da noi e i mandorli sono in fiore! 🙂

  5. Ahia ahi che fastidio. Guarda come questa società terrorizzante fa paura a persone valide, intelligenti, creative e piene come te. Come noi. E’ la sensibilità del non farsi bastare le cose perchè “è così che va” e contemporaneamente la frustrazione del sentirsi dire che non è il momento, che il ondo è allo sfascio. Che non si deve…
    E intanto tutto passa. E noi non urliamo e non deviamo abbastanza.
    Un abbraccio.

    • Sì, è verissimo quello che scrivi. Il rischio che mi spaventa di più è di ritrovarmi in certi frangenti a desiderare di cambiar natura solo per non *sentire* più così tanto quanto c’è di vacuo e storto in questo mondo.

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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