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A spasso tra i maloreddu

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Ma sono codesti i maloreddu?
Il povero amico toscano era alquanto perplesso a causa del tormentone perpetrato fin dal primo mattino che ha visto il folletto e la sottoscritta sostituire tutti i sostantivi possibili con maloreddu, causando ilarità ma soprattutto creando un discreto alone di mistero. Ora, l’origine del tormentone è già stata prontamente resettata dalla mia scapestrata memoria, infatti non ricordo assolutamente come è nata l’associazione con i gnocchetti sardi (i malloreddus).

Il programma della prima giornata dell’apprezzatissimo ponte di novembre (un venerdì libero dopo un giovedì passato a reprimere istinti poco affettuosi nei confronti di *gente*? Ben volentieri, grazie!) prevedeva innanzitutto la sistemazione strategica in salotto del materasso auto-gonfiabile comprato apposta per il nostro ospite dal folletto:
Oddio, ma c’era scritto che si gonfia da solo, ma come? Mica dovevo comprare la pompa? E adesso come facciamo?
Al che arrivo io -sboronissima- e apro uno sportellino sulla fiancata, estraggo la presa di corrente, attacco e premo un efficiente bottoncino: un rumore infernale preannuncia la vittoria mentre il materasso risucchia al suo interno metà dell’ossigeno presente nella stanza nel giro di 100 secondi. Cen-to cen-to.
In pratica, oltre ad un materasso singolo grande quasi come un matrimoniale, abbiamo anche un ottimo sistema per spegnere incendi.

Stanchi ma soddisfatti ci siamo gratificati con la visione di Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato, preludio dell’indomani in cui ho fatto colazione con in sottofondo il toscano che mi decantava passaggi suggestivi da Il Silmarillion (ovvero tutti quelli in cui si nominava Sauron) commentando più e più volte ma quanto era fiho Sauron? finché la sottoscritta ha deciso che era giunto il momento di smontare codesta boria con un efficacissimo sì sì, fihissimo, intanto un certo Hobbit gli ha fatto il hulo!

Le previsioni per il fine settimana non lasciavano spazio a dubbi: venerdì unica giornata di sole, dopodiché si ricomincia con le secchiate di pioggia, quindi la mia proposta usciamo presto e restiamo a zonzo finché non fa buio è stata calorosamente accolta (pur sprovvista delle ovazioni che avrei desiderato).
Il toscano non aveva ancora visitato il Parco di San Giovanni ed era ansioso di avere me come eccellente guida: l’entusiasmo è poi aumentato considerevolmente alla notizia che i famigerati maloreddu si sarebbero finalmente palesati.
Appena varcato l’ingresso, ogni dieci passi vedevo una manina indicare un cespuglio o un’erbetta a caso ed una voce curiosa pregna di speranza chiedere sono codesti i maloreddu?, al che seguiva il mio puntuale no-o.

Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org

Cammina cammina, sali sali, dai ancora un po’ che arriviamo al roseto (ma sono lì i maloreddu? No-o), facciamo la scalinata che vi mostro il mio edificio preferito (ma sono codesti i maloreddu? No-o), ora scendiamo che vi faccio vedere l’orticello (no, non sono neanche lì i maloreddu!).

Alla fine ci siamo resi conto che il contentino bisognava proprio darglielo al toscano, non potevamo certo deluderlo confessandogli che i maloreddu in quanto piante non esistono.

Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.orgTrieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.orgTrieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.orgTrieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.orgTrieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.orgTrieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.orgTrieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org

Il sentierino finale prima dell’uscita all’altra estremità del parco (l’abbiamo percorso tutto e a piedi, con sacro zelo) si è rilevato il perfetto scenario per il momento catartico del pomeriggio: li vedo, eccoli eccoli, finalmente!!!

Non saprei esattamente quale sia il nome reale di queste piantine pelosine, comunque per noi restano i famigerati maloreddu.

Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org Trieste: Parco di San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org

Durante il tragitto di ritorno il sole è calato, si sono accesi i lampioni e l’aria s’è fatta pungente: per fortuna a casa ci aspettavano delle tazze fumanti di tisana accompagnate non dai soliti banali pasticcini, ma da un vassoietto ricolmo di… maloreddu!

5 commenti

    • Oh che novità, vedo la tua fotina come avatar! 🙂
      Pensa che ce l’ho fatta anch’io, e senza stramazzare al suolo in maniera indecorosa. Sarà stato l’effetto benefico delle piantine pelosine, chissà.
      Maloreddu is in the air…

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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