Per la settimana appena trascorsa, se non addirittura una ola celebrativa, ci vuole almeno un lungo e sentito applauso, con tanto di standing ovation!
Eh sì, perché se mi sono sentita abbattuta i giorni precedenti non riuscendo a portare a termine (a volte nemmeno ad iniziare, a dirla tutta) nessuna delle missioni che mi ero prefissata per avere la meglio su questi malesseri cronici che mi zavorrano ormai da quasi un anno, quando invece ci riesco per qualche giorno di fila voglio proprio sedermi qua a mettere tutto nero su bianco.

Mercoledì

Cominciamo con l’ostacolo più grosso, ovvero la visita gastroenterologica prenotata a settembre (sì, otto mesi fa) nell’ospedale di Cattinara, un mastodontico ed esteticamente orribile edificio lontanissimo dal centro con l’unico pregio dal punto di vista visivo di essere collocato su un colle con una strabiliante vista sul golfo di Trieste. Sempre più consolatorio fissare il mare che un muro di cemento.
Previsione per l’evento: ansia a manetta. L’esito invece è stato sorprendentemente lontano dalle solite catastrofiche previsioni alacremente fornite dalla mia mente. La decisione di chiedere aiuto, quindi un passaggio in macchina, si è rivelata più che vincente perché mi ha permesso di evitare di girovagare con i mezzi pubblici in mezzo al caos del centro ed imboccare invece il tortuoso sentierino circondato dagli alberi del Boschetto e metterci anche meno della metà del tempo.
Nonostante i crampi alla pancia (che andando dal gastroenterologo ci stavano tutto sommato anche giusti), mi sono destreggiata ammirabilmente tra gli sportelli informativi, le macchinette per il pagamento del ticket e i corridoi numerati dei vari padiglioni. Arrivata persino in anticipo, vengo subito chiamata dal dottore che avrà avuto all’incirca diec’anni meno di me e che seppur cordialmente e spero con non finta empatia, ha liquidato ogni parere e terapia medica ricevuta dalla sottoscritta finora, proclamandosi l’unico possibile salvatore dei miei mali. Io sarei stata anche propensa ad essere salvata, se non fosse che il primo medicinale prescritto era lo stesso che ha segnato alcuni dei momenti più brutti della mia adolescenza e sulla cui efficacia ho tuttora più che fondati dubbi.
Abbiamo comunque parlato un pochino e non ne sono uscita del tutto delusa, credo proprio perché mi ero preparata ad ascoltare con la massima disponibilità emotiva possibile. Resta il fatto che il ricordo più indelebile dell’evento saranno i fiorellini di malva selvatici ai bordi del parcheggio e le rose nello spiazzo principale, nonché i rilassanti raggi del sole filtrati dal fogliame fitto del Boschetto durante il tragitto.

Rose Libri Musica Vino © leeliah99.altervista.org

Giovedì

Era l’ultima occasione per partecipare a Rose Libri Musica Vino, una serie di eventi organizzati nel Parco di San Giovanni a cui avevo dovuto rinunciare per cause di forza maggiore.
La mattina al lavoro scorre sufficientemente serena, in modo da lasciarmi un discreto margine di energia per riuscire nel pomeriggio a salire al roseto: le rose a maggio sono uno spettacolo che fa davvero aprire il cuore!
Porto a casa una mezza vittoria, tante foto, una piacevole chiacchierata con due belle persone e un cioccolatino mignon al caffé. bigsmile

Il roseto del Parco di San Giovanni a maggio © leeliah99.altervista.org

Venerdì

Libera da appuntamenti medici, approfitto dell’efficienza dei corrieri che mi consegnano in anticipo un pacchettino per tornare al roseto col mio nuovo libro Il giardino che è la nostra vita e appostarmi sulla panchina davanti agli archi in fiore all’inizio del vialetto a godermi vista e lettura. Nel pacchettino c’era anche un secondo libro dal titolo promettente, Intestino felice, ma quello magari lo leggerò in privato sul divano di casa. wink
Un altro motivo di gioia è stata la cena a base di polenta: io amo la polenta, specialmente coi funghi. Amo meno il dover ricorrere a complicatissime equazioni per adattare le dosi sulla confezione calcolate per 12 mila persone ad un ben più esiguo numero di bocche da sfamare. Ne sono uscita vincente e sazia, grazie!

Lettura nel roseto © leeliah99.altervista.org

Sabato

È stata un’ulteriore rivincita: mattinata di totale libertà e cazzeggio sfrenato con giochino risolvi-misteri appena scovato sul web e musica a volume generoso per distrarre le mie povere orecchie dai rumori molesti della badante del piano di sotto. Dopo un luculliano pranzo a base di… tonno, ma soprattutto polenta (oh yeah) raggiungo un’amica sotto il nostro ormai fisso posticino all’ombra, il freschissimo gazebo nella parte bassa del Parco di San Giovanni, dove c’è chi ha cercato invano di studiare biblioteconomia e chi ha chiacchierato indefessamente fermandosi a stento per ingurgitare una banana e scoprire un cespuglione di bacchette gialle bellissime (ma temo altrettanto tossicissime) che adesso sono già diventate rosse e chissà che non riesca a riprodurle in un agevole vasone sul terrazzo. Io ci provo sempre: uno su mille ce la fa, lo dice anche il buon Gianni Morandi.
La mia amica, grata per non essere riuscita a leggere che un misero e sparuto paragrafetto, decide magnanima di accompagnarmi al centro commerciale, dove non metto piede da tempo immemore perché gne, e mi assiste nel ponderato acquisto di una scheda per la macchina fotografica, che a maggio -si sa- di rose e fiorelluzzi vari ce n’è un bel po’ e io voglio fotografarli tutti!!!
Per sdebitarmi della compagnia, subito dopo l’ho convinta a venire con me nella gelateria in piazza a sbafarsi il primo gelato della stagione: bontà oltre le più rosee aspettative, e non so se è un bene!

Il gazebo nel Parco di San Giovanni © leeliah99.altervista.org

Domenica

Mi impongo di smettere di risolvere altri misteri inquietanti nel nuovo appassionantissimo giochino (mannaggia a ‘ste robe che creano dipendenza) e vado in missione bacchette al parco, procurandomi oltre a dei ramettini da trapiantare (a sapere come fare) anche un buco nel polso con la punta delle cesoie. Ahia!
Prima che il malesserino ripiombasse ad incupirmi l’umore, sono riuscita a compiere altre due importanti missioni: comprarmi un cappellino bianco per non friggermi la testa sotto il sole durante le passeggiate fotografiche, e trovare in offerta speciale 2 in 1 il mio secondo giornalino preferito, Casa in Fiore (Gardenia detiene il primato). Per finire: a casa a piedi per fare un altro po’ di moto… e basta.
Magari ancora due cucchiaiate di gelato, va.

Cosa è successo prima:
Horti Tergestini 2015 © leeliah99.altervista.org

Alla conquista di Horti Tergestini

Cosa è successo dopo:
Girandola in Piazza Unità a Trieste per la Giornata Mondiale dell'Ambiente © leeliah99.altervista.org

BoraMata: follie di vento a Trieste

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