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D’amore e d’accordi

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Siamo sempre là. Giuro che mi sforzo, ma evidentemente non abbastanza.
Essere impulsivi e spontanei è considerato sia un pregio che un difetto. Dipende dalle circostanze. Io lo sono sempre, da qui il problema.
Dovrei darmi una regolata, imparare a contare fino a dieci (facciamo anche quindici per sicurezza) e poi formulare il mio pensiero già “filtrato”. Il fatto è che mi sembra sbagliato agire così, solo che ne sto pagando troppo le conseguenze. Se non dico quello che penso mi sento sporca e non riesco a capire in che modo possa convincermi che si possono cambiare le modalità, senza intaccare il contenuto. Ogni tanto ci riesco e mi sento quasi fiera di me stessa, ma mi accorgo rimuginandoci sopra il giorno dopo magari che comunque mi è rimasto un infido senso di fastidio, come quando si esce di casa con la netta sensazione di essersi dimenticati qualcosa di fondamentale, o come quando si cammina con delle scarpe scomode.

Continuo a lavorare su me stessa, ma ho paura di perdere convinzione man mano che il tempo passa e certe cose non cambiano minimamente. Se devo imparare qualcosa di utile mi sta bene, ma se non ci arrivo come faccio a capire dove sto sbagliando? È a dir poco frustrante che mi si ripropongano costantemente le stesse situazioni e io provi a giocare con altre carte ma il risultato finale non mi soddisfi. Devo diventare un’attrice, reagire in modi che non mi rappresentano neanche lontanamente solo per vedere che succede poi? Questa è la vita però, non un set cinematografico, e a me di giocare così non va.
Continuerò a sbagliare finché non arriverà l’illuminazione e capirò finalmente quanto sono stata cogl**** fino a quel momento. Con buona pace di tutte le mie vocine interiori che si fanno i dispetti da almeno due decenni.

5 commenti

  1. Quanto ti capisco…mi sono preso un mese di sospensione per non aver contato fino a cento…ho bisogno di molto tempo per sbollire…ma preferisco essere sincero e diretto che falso. Anche se mi costa sempre un’enormità…

    Molten

    • Il prezzo da pagare è sempre molto alto, ma anch’io preferisco agire secondo la mia coscienza piuttosto che avere poi rimorsi nel futuro.

  2. Se la cosa può consolarti, a me è capitato di sentirmi allo stesso modo per una vita intera (come…vittoriosa, ma sempre un poco sporca dentro…). ero quella diretta, caustica anche, svelta di parole, con la battuta pronta, col secchio di merda in tasca, pronto per essere rovesciato.
    Ad un certo punto ho pensato “ma quanta gente ci resta male per la mia boccaccia” e con fatica (tanta) e perseveranza (tantissima) ho imparato a trattenermi.
    Morale: quest’anno sto lavorando per tornare INDIETRO. Perchè quella piccola sensazione di dispiacere, quel rimorso dentro, non è NIENTE se paragonata al ridicolo del farsi umiliare/sovrastare da persone che metteresti a posto con due sillabe. E purtroppo con la maggior parte delle persone il dialogo e’ come un vaso: tiene tanta acqua così, o ce la metti tu o ce la mette l’altro. Se ti tiri indietro per non esprimere opinioni affrettate od aggressive, ti troverai ad ascoltarle.
    A questo punto, IMHO, meglio tornare a ringhiare:)

    • Volendo razzolare bene, per modo di dire, mi verrebbe da pensare in medio stat virtus, solo che poi mi ritrovo in una certa situazione in cui proprio non mi riesce di trattenermi e m’impizzo di brutto.
      Sai cos’è? Tendenzialmente anch’io sono convinta che sia meglio agire così, solo che col tempo ho capito che sì è giusto ma dovrei veicolare in maniera più efficace la mia indignazione per ottenere i risultati sperati, sennò va a finire che passo dalla parte del torto e mi si rivolta tutto contro.

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Ally Leeliah

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog e di piante, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, delle mie tribolazioni. Benvenuti!

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