Il corso di tutta una vita può dipendere… dal non fare qualcosa.

Di primo acchito avrei descritto questo romanzo come una storia dove non succede granché: l’autore ci propone di entrare in punta di piedi nella vita di due giovani alla loro prima notte di nozze nell’Inghilterra del 1962, descrivendo minuziosamente i pensieri di entrambi con i rispettivi dubbi, indugiando sulla descrizione dei piatti che compongono la cena consumata nella loro stanza, con i rumori della spiaggia, del vento e del mare in lontananza.

Frammentando la storia con continui rimandi al passato McEwan ci rende partecipi di un disastro che i più pessimisti (o realisti?) avranno fiutato fin dalle prime pagine. Florence è terrorizzata all’idea di congiungersi carnalmente con Edward, pur amandolo sinceramente, mentre lui a stento tiene a bada il desiderio e l’ansia dovuta all’inesperienza. Sono entrambi vergini, ma per Florence il sesso è qualcosa di irrimediabilmente disgustoso, tanto da non sopportare nemmeno i baci concessi al fidanzato e non volendo capire (fino a quando è troppo tardi) quale condizione di intimità fisica fosse implicita nell’impegno del matrimonio. L’unica cosa che riesce ad appassionarla, che davvero le interessa e di cui si sente capace è suonare il violino, che diventerà la sua sola ragione di vita.

Tutte le aspettative dei due giovani vengono sconvolte per sempre in pochi crudeli attimi in una stanza d’albergo, e mentre Florence non lascia tracce nel seguito della storia se non qualche riferimento alla sua riuscita carriera musicale, l’autore segue frettolosamente Edward nel percorso che lo porterà a vivere la sua vita in maniera decorosa, senza particolari ambizioni, non infelice ma mai realizzato, rimpiangendo quel singolo istante a Chesil Beach, dove aveva scelto di lasciar andare la sua neo sposa rimanendo in silenzio a contemplare il crepuscolo.

Lo conosco quel detto secondo il quale non bisognerebbe giudicare il libro dalla copertina, ma in questo caso è stata determinante, lo ammetto: vagavo tra gli scaffali della sezione di letteratura inglese ed americana in cerca di uno spunto, qualcosa di non troppo impegnativo da leggere tra un incontro con il Gruppo di Lettura e l’altro, e dopo molti tentennamenti ho scelto questo per curiosità sull’autore che non conoscevo, ma soprattutto per l’immagine della spiaggia ed il fatto che si trovasse in un paese a me molto caro.
Tra l’altro -e del tutto casualmente- ho scoperto che c’è un film in lavorazione proprio tratto da questo romanzo che dovrebbe uscire nel 2014. Ovviamente sono già molto curiosa di vedere come il regista sceglierà di far svolgere la “non-trama” e sto immaginando quale potrebbe essere il cast più adatto.

on chesil beach

Cosa è successo prima:
Life is like riding a bycicle

A stare in perenne equilibrio ci si stanca

Cosa è successo dopo:
Horti Tergestini 2012: Heucerella © leeliah99.altervista.org

La mia prima piantina di pomodoro

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2 Commenti

    • Ti ho fatto incuriosire? :)
      Credo non l’avrei mai preso in considerazione se non l’avessi trovato in inglese, così almeno posso dire di aver fatto un po’ d’esercizio.
      Alla fine terrò d’occhio i progressi sul film perché lo voglio proprio vedere.

Tu che ne pensi?