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Parco di San Giovanni Pollice verde Vita vissuta

Terra di confine

Il roseto del Parco di San Giovanni in inverno © leeliah99.altervista.org

Quando devi riconquistare qualcosa che hai perso, e hai perso molto, all’inizio può essere estremamente scoraggiante: lo sai che sarà una lotta dura, che dovrai avanzare un passo alla volta senza guardarti troppo indietro, ma la teoria è una questione ben diversa dalla pratica.

Sono andata a passeggiare nel parco presto, per inaugurare l’anno, e ho camminato guardando in faccia l’inverno: i rami secchi, le foglie cadute, le rose sfiorite, le bacche raggrinzite, il cielo plumbeo, l’aria gelida e pungente, il fischio del vento nelle orecchie.
Non avevo mai percepito tanta bellezza in un paesaggio così naturalmente desolato. Una sensazione di pace, di armonia, di fiducioso riposo prima della rinascita, di ineluttabile attesa della primavera.

Il roseto del Parco di San Giovanni in inverno © leeliah99.altervista.org

Il roseto del Parco di San Giovanni in inverno © leeliah99.altervista.org

Sembrava impossibile credere che questo fosse lo stesso posto in cui tra pochi mesi si potranno ammirare centinaia di boccioli di fiori pronti a dischiudersi ed aprirsi generosamente alla vita, con le loro sfumature di colori e profumi e forme.
Non c’è tristezza, né rabbia, né rancore a guardare una rosa perdere i propri petali, solo la promessa di vederla rifiorire a tempo debito.

Il roseto del Parco di San Giovanni in inverno © leeliah99.altervista.org

Così anch’io vivo l’inverno, restando in piedi durante le piogge burrascose con le nuvole scure e riprendendo fiato nelle giornate di calma di vento col sole, senza sensi di colpa se ogni tanto chino il capo e mi riposo un po’ o se qualche volta dimentico che le spine non bastano a tener lontani i parassiti.

Potevo finalmente rilassarmi, allungare le gambe nel letto ed ascoltare al di sopra del soffio del ventilatore. Questi momenti nessuno me li poteva portare via, erano miei. Progettavo, organizzavo il lavoro per i giorni successivi, ma soprattutto riuscivo a liberare la mente. Nella troppo breve manciata di minuti prima di prender sonno sembrava che il passato non potesse raggiungermi per mettermi paura. Sentivo il cuore timidamente impaziente, dolcemente eccitato, i miei pensieri saltellare senz’ordine, e la sicurezza si faceva amica e compagna di viaggio. Nessun vecchio fantasma passava di là a tormentarmi, solo il canto fresco e ininterrotto dei grilli.
{ La piccola estate / Lidia Zitara }

Cosa è successo prima:

La Battaglia delle Cinque Armate, l'ultimo viaggio nella Terra di Mezzo

Cosa è successo dopo:
Il primo sorso di caffé

Il primo sorso di caffè

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