Nel capitoletto dedicato alla prima settimana di maggio, Luisa Pulcher scrive:

Il tempo è un albero che cresce. Frase a effetto dal significato oscuro, ma che a me piace perché suscita pensieri di calma, di relatività, positività, pazienza, mutamento. Mi appoggio al tronco dei miei noci e (badando che nessuno mi veda) li accarezzo e cerco di capire cosa c’è di mezzo fra la noce seminata e l’albero frondoso che abbraccio, non so com’è successo, so che questo lasso di mistero e di trasformazione lo chiamano tempo.

Dopo aver letto con enorme piacere Il giardino di guerriglia di Stefania Bertola (ed aver riso di gusto, cosa che non mi aspettavo da un libro che parla di piante), mi sono ritrovata tra le mani Il tempo è un albero che cresce, che mi ha subito incuriosita: quando ho scoperto nella piccola biografia dell’autrice sul retro-copertina che questo era il suo primo libro e che attualmente lavora in un vivaio dopo essere stata bibliotecaria, non potevo che iniziarne subito la lettura (ne avevo parlato in questo post).

“Il tempo è un albero che cresce” di Luisa Pulcher © leeliah99.altervista.org
“Il tempo è un albero che cresce” di Luisa Pulcher

Anche questo libro è diviso per stagioni, partendo da gennaio per finire in dicembre, a sottolineare il ciclo della vita, e del giardino. Per ogni mese l’autrice ci regala, oltre alle sue annotazioni settimanali su progressi ed esperimenti, anche un disegnino fatto da lei di una piantina legata in qualche modo al periodo.

Anna diceva l’altro giorno: “Con il giardino, si va sempre più in profondità”. Quanto è vero! È un poco come con la filosofia o la religione: oggi leggi una verità in un modo, domani le scopri un senso più profondo. Così con il proprio pezzetto di terra, l’esperienza amplia la conoscenza e la conoscenza approfondisce il rapporto. Si comincia imparando a bagnare per bene (dopo aver fatto seccare un buon numero di piante), per poi dedicarsi alle semine. Si passa dal piantare a casaccio e dove capita all’intuire i posti giusti per ogni essenza. Si inizia conoscendo solo poche piante, e solo il loro nome, e si finisce sapendo tutto di loro.

Mi sono immersa nella lettura, immedesimandomi con la narratrice, spesso e volentieri desiderando di riuscire a trovare una dimensione di vita simile alla sua. Ho trovato parecchie affinità e ho sorriso incontrando tra le righe confessioni come “così il mio orto è un misto fra un sanatorio, un rifugium peccatorum, un deposito di doni da elargire e una beauty farm”.

È stata la parte del libro sui mesi autunnali che mi ha definitivamente conquistata. La penso esattamente allo stesso modo, non a caso il mio compleanno cade nel mese migliore dell’anno (ora che non devo più andare a scuola, ovvio!).

Settembre. Terza settimana.
Dolcezza settembrina dell’equinozio d’autunno. Ecco la stagione che preferisco. O invece forse preferisco l’inverno. O la primavera? Certo non l’estate. Comunque, ora che è settembre, lo preferisco fra tutti i mesi.
Sono scomparse le tensioni estive: esaurito il gran caldo, il clima è dolcemente tiepido; finito il gran secco, le notti sono umide di rugiada; passate le luci abbacinanti, i colori si diluiscono in morbide sfumature; allontanata la foschia dell’afa, il cielo è tornato limpido.

“Il tempo è un albero che cresce” di Luisa Pulcher © leeliah99.altervista.org
“Il tempo è un albero che cresce” di Luisa Pulcher

Se l’amore condiviso per l’autunno non fosse bastato, la descrizione nel capitolo su ottobre di una delle mie nuove piante preferite (scoperta lo scorso novembre) ha fatto il resto.
Nel post L’autunno, la mia stagione preferita (o quasi) avevo raccontato del corbezzolo, descrivendolo come “alberetto, non molto alto ma neanche esattamente mignon, zeppo di fruttini rotondi che col passare dei giorni sono diventati gialli, poi di un arancione acceso e infine rossi” e poi ancora “adorabile alberillo che produce frutti come palline e poi deliziosi fiorellini bianchi”.
Bene, vi sarete fatti un’idea a questo punto. Ora leggete la meravigliosa descrizione di Luisa Pulcher:

La porta aperta di casa inquadra il corbezzolo di là della strada, con il sole che batte sui grappoli di campanelle d’avorio traslucido e sui pietrosi frutti gialli, verdi, rossi, arancioni. Un’altra essenza tipica della macchia mediterranea che prospera ormai anche più a nord.

Ecco. Così si descrive una pianta!

Oltre ad aneddoti divertenti e segreti quasi inconfessabili, ne Il tempo è un albero che cresce sono presenti anche consigli utili ed attuabili per chi si approccia per la prima volta ad esserini verdi, ma anche a chi ha già scoperto da tempo una qualche forma di sfumatura verde sul suo pollice.

Cosa è successo prima:
Vedetta Italia © leeliah99.altervista.org

Che hai fatto quest'estate?

Cosa è successo dopo:
Cinorrodi nel Parco di San Giovanni © leeliah99.altervista.org

Rose e cinorrodi: storie dal Parco di San Giovanni

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