
Senza neanche uscire dal portone di casa, e prima dell’ora in cui di solito impongo alle mie assonnate membra di sbrodolare giù dal letto, stringevo già in una manina un’affascinante rettangolo di carta verde col numero 100 stampato in bella vista su entrambi i lati. Son soddisfazioni!
Ieri, reduce da uno di quei giorni “proprio no” in cui ti va tutto storto (dalla tua stampante che ti abbandona nel momento del bisogno, all’inchiostro nero della cartuccia che ti spazzacamina la mano e un quarto di scrivania, alla vespa in agonia sotto la finestra, all’aspirapolvere che nessuno ti dice che ha il sacchetto pieno e tu -ignara- vuoi giustamente “aspirare” e lei ti stantuffa fuori in un’unica mega-rata tutto il polverino collezionato durante i lavori in salotto… e vai di allergia… alla stampante della tua “cliente” che tra una riga di testo ed un logo ti sparpaglia qua e là gioiose silouhettes di peletti di gatto), ho portato a stampare i volantini su quella carta morbida morbida tutta lucidina e poi, tornata a casa, ho passato metà serata a invidiare Sandra Bullock per le sue gonne e a piegare diligentemente con precisione certosina (se qualcuno proprio ci tiene a dirlo che quelli del segno della Vergine sono esageratamente pignoli sarò ben lieta di confutarlo non appena mi ordina dei volantini… glieli appallottolo come fa il mio moroso con le felpe) 90 fogli A4 in tre, rischiando un colpo al cuore ogni ¼ d’ora grazie alla decorativissima ma non altrettanto silenziosissima pendola a muro orgogliosamente acquistata l’altro giorno dal folletto-arredatore.
Mentre attendevo le stampe poi, ho compiuto imprese non da poco: mi sono comprata ben 2 paia di pantaloni, non jeans tra l’altro, e ho ascoltato col vento a forza 8 in cima al Molo Audace lo sfogo della mia vicina di casa che mi aveva chiesto di vederci, non importa se di corsa, non importa se arrivo in ritardo, indifferente dove, indifferente quando… e stamattina è tornata per farsi tradurre una cosa dall’inglese e spiare il risultato finale del volantino, con una discreta dose di curiosità/invidia/finto distacco che si coglieva senza sforzo.
Il mio moroso bagola ancora nella sua dimora in quel di UdinU con 2 strati di vestiti addosso, l’immancabile copertina e una fastidiosissima bronchite, mentre sua mamma cucina gnocchi di zucca e a me viene un certo languorino.
A proposito di languorini, ieri mi sono inventata una mini-ricetta, così sul momento, di un tortinino che tra cinque minuti mi appresterò a riscaldare e soprattutto a magnare. È venuto particolarmente bene, per cui preparerò un post a lui interamente dedicato, per la gioia dei visitatori di questo bloggo. ;)
@ 16.11
Riguardo ad un mio precedente post, facendo una ricerca mi sono imbattuta in questo (era in inglese, ma l’ho tradotto).
«Congratulazioni, umano. Se sei riuscito a decifrare questo codice sei molto più intelligente della maggior parte della tua specie. Questo è un messaggio dal popolo fatato. Stiamo ricercando alleati tra gli Uomini di Fango. Sebbene la maggioranza degli umani siano creature ottuse, esistono delle eccezioni. Tu, per esempio. La ragione dietro la tua intelligenza risiede nei tuoi antenati fatati. Ti senti diverso da coloro che ti circondano? Le tue orecchie sono un po’ più a punta di quelle degli altri? La tua lingua è lunga abbastanza da toccare il tuo naso? Sogni di volare? Hai mai pensato che non appartieni agli Uomini di Fango? Questo è perché hai sangue fatato nelle tue vene. Allora, giovane Fata di Fango, ho una missione per te. In qualità di uno del Popolo è tuo dovere proteggere la terra da coloro che vorrebbero distruggerla. Devi diventare uno della nuova razza di Uomini di Fango che ami questo pianeta quanto il popolo fatato. C’è un’unica semplice regola. Usa solo quello di cui hai bisogno, ed usalo con saggezza. Agisci così e la terra sopravviverà. Va ora ed inizia la tua ricerca. Ripeterò questo messaggio per coloro i quali l’intelligenza fatata è sepolta un po’ più in profondità della tua.»
































