Se anche ritorna, non è detto che sia per restare.
Già il fatto che qualcosa ritorni implica il fatto che ad un certo punto se n’era andato via, e non aveva semplicemente continuato ad esserci, il che fa sperare che se era sparito in precedenza può farlo di nuovo.

Sabato scorso sono stata male, come non succedeva da una quantità di tempo sufficiente per abituarmi ad una nuova realtà non governata dalla costante paura che potesse ricapitarmi.
Quando poi invece ricapita, all’inizio si sprofonda. L’effetto elastico è potentissimo e doloroso, ti ritrovi catapultata in pochi impietosi istanti ad un passato davvero non facile da gestire. Il giorno dopo l’illusione di star meglio, quello successivo il ritorno del mostro. Ed ecco che diventa sempre più impegnativo bloccare sul nascere i pensieri ossessivi, tutti quei “oddio, è tornato”.
La prima cosa da fare è… RESPIRARE. A fondo. Togliersi dalla mente le faccende pratiche il prima possibile, in modo da potersi concentrare senza distrazioni fastidiose su quello che sta succedendo, in maniera positiva e non facendosi soffocare dall’ansia. Si avvisa sul lavoro, si controlla l’orario di visite del medico di base, si chiede aiuto per quel che si può. E poi SI STA CALMI!

Non ringrazierò mai abbastanza il mio lato ironico, che ha la pelle dura, ma dura dura davvero, e mi fa notare strizzandomi l’occhio e sghignazzando sotto i baffetti da sparviero che ho “scelto” di star male di nuovo proprio durante la settimana in cui sono previsti i lavori di adeguamento dell’impianto di riscaldamento del condominio in cui abito, il che equivale a stare al freddo e al gelo per la bellezza di 4 giorni, se tutto va per il verso giusto.
Sono stata da subito stranamente molto ottimista e fiduciosa: ho rimboccato 4 coperte in più sul letto sotto il piumone, ho ritirato fuori i calzettoni foffosi di pile ed il maglione a prova di gelo artico, mi sono sistemata la boule dell’acqua calda sullo stomaco e mi sono piazzata sotto uno strato di copertine sulla poltrona con meno spifferi a leggere un libro* (che si è rivelato bello, ma per me un po’ troppo commovente).

È andato tutto come previsto, anzi, addirittura meglio: ho avuto più gente in giro per casa in quest’ultima settimana che mai, ho socializzato con chi è venuto a “sbisigare” con i termosifoni, ho bevuto litri di tisane e consumato un sacco di carta igienica, ho dormito benissimo nonostante il terzetto vicini + bora + freddo ed ho scoperto delle robine senza glutine che posso mangiare in gran quantità senza preoccupazioni di sorta che sono pure stra-buone (ne mangerei a palate anche se non fossi intollerante).

In una mezz’ora in cui mi sono sentita meglio ho preso al volo l’autobus che porta vicino vicino al roseto del Parco di San Giovanni, e mi sono fatta un giretto ristoratore, oltre a respirarmi un bel po’ di aria non viziata, per cambiare. Quando sto così, i paesaggi desolati invece di immalinconirmi mi ricaricano.
L’unica cosa che non riesco ad apprezzare è il famigerato buio alle 5 del pomeriggio. No buono.

Nemmeno entrare in una sala d’aspetto gremita di gente dalle precarie e misteriose condizioni di salute mi mette il buon umore, soprattutto scoprendo di avere 11 persone davanti che come me hanno avuto la brillante idea di presentarsi in anticipo rispetto all’orario di ricevimento del medico, e che come me hanno dovuto constatare miseramente che non è servito a molto, se non ad incartapecorirsi e congelarsi su di una scomodissima sediolina di plastica per un’ora tonda invece che due. Grazie al cielo ero rincuorata dal fatto che per tornare a casa non avrei dovuto aspettare venti minuti l’autobus con la bora gelida che imperversava, perché c’era un babbo che aspettava paziente in macchina a pochi metri.

Nuove strategie portano risultati diversi. Proviamo!

Parco San Giovanni a novembre © leeliah99.altervista.org

* Il rumore delle cose che iniziano

Cosa è successo prima:
Autunno al Parco di Villa Revoltella a Trieste © leeliah99.altervista.org

Preludio d'autunno tra ville, castelli, foglie rosse e cigni reali

Cosa è successo dopo:
Luci di Natale in Piazza Unità a Trieste © leeliah99.altervista.org

Il mercatino di Natale Francese e l'accensione delle luci in Piazza Unità a Trieste

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10 Commenti

    • Sperare va sempre bene, pensare in positivo ancora di più, per fare la differenza.
      Grazie della visita!

  1. Ma quindi è andato tutto bene con il riscaldamento o sei ancora sotto gli strati di coperte a schivare gli spifferi? :P
    Dai, continua sulla strada dell’ottimismo, non lasciarti sopraffare dai pensieri negativi, non dargli proprio spazio. In bocca al lupo per tutto!! Pensa che quest’anno è molto più probabile che arrivi la tua tanto amata neve!! ⛄

    • Neve?! Chi ha detto neve?! XD
      Sono al calduccio già da venerdì, i lavori sono andati bene, per fortuna. Grazie dell’incoraggiamento!

  2. Mi sembra che tu abbia un ottimo spirito nell’affrontare i malanni.
    Io mi sarei crogiolata per giorni nel mio letto di dolore, soprattutto con la bora dietro la finestra.
    Spero tu ti sia ripresa bene perchè mi aspetto fantastiche foto di questo inverno che si avvicina cauto e silenzioso.
    un abbraccio grande

    • Sto cercando di razzolare bene, oltre che predicare, ma fatico un po’ in questi giorni perché non sto ancora bene. Per sollevare il morale vigilo sulle varie iniziative che si stanno preparando qui a Trieste, tra mercatini natalizi e simili, ovviamente invocando una suggestiva cornice nevosa. ;)
      Un abbraccio anche a te! (E idem per la questione foto: abbiamo entrambe di che impegnarci per l’inverno)

Tu che ne pensi?