Io sono ancora -piuttosto miracolosamente- intatta. Non è andata altrettanto bene all’amatissima piantina di peperoncino che la bora ha strappato via e trascinato chissà dove.
Si contano altri danni personali: tapparelle scalzate dai ganci e fatte precipitare sul pavimento del terrazzo, tettuccio della serretta divelto e scaraventato in strada, tavolino rotto, porta-finestra di camera mia “scamazzata” a dovere.

Piantina di peperoncino © leeliah99.altervista.org

Ieri ho impiegato il doppio del tempo per arrivare in biblio perché una volta scesa dal bus una gioviale raffica da record mi ha leggiadramente fatto abbracciare il paraurti di una macchina parcheggiata e successivamente mi ha costretta ad aspettare avvinghiata a mo’ di edera rampicante al semaforo, totalmente incapace di avanzare di un solo passo a causa della forza del vento. Ad un certo punto, dopo che il semaforo era passato da rosso a verde già un paio di volte, un’automobilista impietosito mi ha fatto cenno di lanciarmi comunque in strada facendomi capire che non mi avrebbe buttato sotto. Bontà sua! Così io ed uno sbilenco vecchietto abbiamo affrontato le strisce pedonali tipo gabbiani in volo immobili nel cielo tutti piegati in avanti con le braccia all’indietro per tentare di mantenere l’equilibrio e non rotolare dall’altra parte della rotonda dove invece le macchine sfrecciavano che era un piacere.

Al ritorno, memore di questa piacevolissima esperienza, ho pregato con un pizzico di imbarazzo Liny di “scortarmi” fino alla fermata dei bus dove ho abbracciato stretto stretto il palo con gli orari. All’arrivo del mio autobus ho sapientemente allungato una gambina come cenno all’autista che ha generosamente frenato ed aperto la porta esattamente davanti al punto del marciapiedi dove ormai stavo facendo bandierina da un po’. Il tragitto è stato molto avventuroso visto che si ondeggiava tipo giostra al luna park mentre nel frattempo volavano oggetti non bene identificati che ogni tanto andavano a sbattere contro i finestrini.
Una volta arrivata a casa e recuperato il fiato ho iniziato ininterrottamente a porconare contro questo schifo di bora che imperversa ormai da non so più quanto.

Il gatto dei vicini © leeliah99.altervista.org
“Ehm… non so se avete notato che qua fuori sta volando di tutto: gradirei entrare, cortesemente”
Cosa è successo prima:

Autostima? Da questa parte, grazie!

Cosa è successo dopo:
"rango" priscilla

Sembri uno "strano"

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