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Due parole su di me

Mercatino di Natale a Trieste © leeliah99.altervista.org
Fotografando l'albero di Natale sferico
© leeliah99.altervista.org

Nel mio mondo ideale abbondano le persone gentili dotate di senso dell’umorismo e non c'è neanche l'ombra di gente maleducata o arrogante. Un pezzetto del mio cuore ha preso residenza fissa a Londra, mentre la parte restante vive felicemente nella sua amata Trieste. Ho un debole da sempre per il colore viola a cui più di recente si è aggiunto il verde, e provo una spiccata simpatia per il numero 9. Adoro la musica celtica e quella dei Linkin Park, specialmente se non suonate insieme. Sono in grado di essere amica anche di chi critica le trilogie de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, però volendogli un po' meno bene che agli altri. Perdo istantaneamente ogni briciolo di dignità adulta quando vedo uno scoiattolo e ultimamente passo molto tempo a fotografare alberi, piante, fiori, paesaggi. Penso che il più delle volte, quando ci si trova davanti ad un bivio, valga la pena fermarsi a cercare una terza opzione e, per citare il mitico colonnello dell'A-Team John Hannibal Smith, “adoro i piani ben riusciti”.

Perché il blog si chiama così?

Ne parlo in A stare in perenne equilibrio ci si stanca e questo è il passaggio nel libro Col Cavolo di Luciana Littizzetto citato nel post, di cui avevo parlato già in precedenza in quest'altro post:

Praticamente nelle donne il fascio di fibre nervose che collega l’emisfero destro a quello sinistro del cervello è più voluminoso. Questo significa che pensiamo più in fretta, parliamo più veloce e facciamo prima a darci una mossa. Gli uomini invece, avendocelo piccolo piccolo, il corpo calloso intendo, non possono contare su connessioni rapide degli emisferi. Quindi riescono a fare una sola cosa per volta. E a pensare un solo pensiero. E sono pure pieni di fisime. È per via dello stramaledetto corpo calloso che nel lasso di tempo che impiega il nostro boy a cambiare le pile dell’orologio a muro noi sparecchiamo la tavola, prepariamo il caffè, stendiamo il bucato, raschiamo le carote, scendiamo il cane, concimiamo le begonie e telefoniamo all’amante. […] Io voglio rimanere una donna normale. Che non si fa mettere i piedi in testa ma sa tollerare. Invece adesso serpeggia tra il gentil sesso ‘sta mania della rivincita. Vogliamo avere sempre ragione. Anzi. Riprenderci la ragione. Non essere felici. Eppure ce l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. È di questo che si muore. Si muore nell’ostinato tentativo di avere ragione. Ma la ragione non è mai tutta da una parte. Con il corpo calloso che ci ritroviamo dovremmo capirlo, no? Per avere ragione si è disposti a tutto. Anche a guastare la vita propria e quella degli altri. Io ho deciso. Non voglio avere ragione. Voglio essere felice.

Scrivo della mia città, dei libri che leggo, dei film il cui finale mi delude, di blog, del mio parco preferito dove vado a passeggiare e fotografare o schiarirmi le idee, del mio lavoro in biblioteca, delle mie tribolazioni.

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